Brescia e Hinterland

Palpeggia coetanea: rischiava il carcere, ma «il processo è da rifare»

Annullata con rinvio la condanna a 2 anni e otto mesi per una 24enne bresciana
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

La Corte di Cassazione - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La Corte di Cassazione - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Doveva essere uno scherzo, seppur di cattivo gusto. Si è trasformato in un caso di violenza sessuale di gruppo e per poco la più grande delle protagoniste non è finita in carcere.

A salvare dalla detenzione una 24enne bresciana ci ha pensato la Cassazione che ha annullato la condanna pronunciata dalla Corte d'appello di Brescia a due anni e 8 mesi, rinviando il caso ad una nuova valutazione di una sezione diversa d'appello. Se fosse stata confermata la sentenza bresciana, per la giovane si sarebbero aperte le porte del carcere di Verziano perché la pena superava il limite della sospensione fissato a due anni e sei mesi. Il processo è invece da rifare, ha stabilito la Cassazione e dovrà quindi essere rivalutato l'episodio dell'estate 2016, quando la 24enne di oggi, 18enne di allora, con altre tre amiche ancora minorenni, prese di mira una coetanea accusata di aver portato via il fidanzato ad una di loro. «Quella sera in discoteca, mi hanno accerchiata e hanno iniziato a toccarmi il seno e poi mi hanno messo una mano nei pantaloni» disse durante il processo di primo grado la vittima, che oggi ha 22 anni. «So - ammise - che nel loro gesto non c'era una finalità sessuale, ma ero terrorizzata da queste ragazze» aggiunse.

Le ragazzine non ancora maggiorenni hanno chiuso i conti con la giustizia con un periodo di messa alla prova, mentre l'unica che nel 2016 aveva già compiuto 18 anni, ha affrontato il processo incassando due condanne. Dieci mesi in primo grado, come chiesto dall’accusa, e appunto due anni e otto mesi in appello. La ragazza non ha mai negato i fatti. «È stato però solo uno scherzo. Di cattivo gusto certo, e non pensavo che potesse denunciarci. Le avevo anche subito chiesto scusa» aveva raccontato in aula quando venne ascoltata dai giudici. Davanti alla Cassazione il suo legale, l'avvocato Marino Colosio, ha contestato la sproporzione tra i due pronunciamenti e chiesto l’annullamento della condanna. E così è stato. Carcere evitato e processo d’appello da rifare. A sei anni di distanza da quella sera di metà estate.

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