Palazzo Avogadro, la parola alla Soprintendenza

Forse forse qualcosa si muove. Tanto sul fronte della verifica quanto su quello politico. I riflettori accesi sul caso di Palazzo Avogadro - l'immobile incastonato nel mezzo di corsetto Sant'Agata, proprio alle spalle della Loggia, del cui degrado assoluto abbiamo scritto giovedì - hanno risvegliato l'attenzione della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici in primis e dell'Amministrazione comunale poi.
E se il direttore dell'«ente dell'arte», l'architetto Marco Fasser, annuncia «quanto prima una verifica puntuale per valutare lo stato dell'immobile», l'assessore al Centro storico, Mario Labolani, punta l'accento sui «notevoli problemi di bilancio con cui la Giunta è costretta a fare i conti per via delle rigide direttive imposte dal Patto di stabilità».
«È chiaro che ora la Soprintendenza è allertata - chiarisce l'arch. Fasser - e che ci si attiverà per effettuare un sopralluogo nel Palazzo, così da verificarne l'effettivo stato. Anche perché - avvisa il direttore - non ci si deve scordare dell'esistenza di un Codice, la cui violazione può fare anche scattare provvedimenti penali». Il riferimento corre al «Codice dei beni culturali e del paesaggio», una legge a tutti gli effetti. «Al suo interno - prosegue Fasser - ci sono una serie di norme che vietano la demolizione di tutti quei beni architettonici che possono avere una valenza artistica. Ma quel che è ancor più importante è che un apposito articolo è dedicato anche alla manutenzione delle strutture: la conservazione è infatti prioritaria e necessaria proprio per non incorrere nella perdita del bene».
Stando alle stime fornite dai tecnici competenti, per riportare il Palazzo all'antico splendore (restauri inclusi) sarebbe necessario un investimento pari a 10 milioni di euro circa. E questo sulla scia di un degrado «avanzato», reso sempre più critico per l'incuria. L'allarme, lo ricordiamo, è noto dal 2001, quando nelle relazioni tecniche la struttura era già indicata come «critica». Oggi sta di fatto cadendo a pezzi e determinanti per sfuggire ad un vero e proprio «collasso» saranno le nevicate.
A chi ricorda che il Comune in questo momento è alle prese con tagli notevoli dovuti in primis al Patto di stabilità e poi alle ricadute future in seguito alla Finanziaria, il direttore Marco Fasser replica in modo netto e senza mezzi termini. «Di un Comune come Brescia tutto si può dire tranne che sia un municipio senza soldi. Basta solo sfogliare i bilanci per rendersene conto. Certo, non è sufficiente che i fondi ci siano, è fondamentale anche la loro destinazione. Ma queste sono valutazioni che competono esclusivamente alla politica».
Una sollecitazione, quella dell'architetto Fasser, che l'assessore al Centro storico, Mario Labolani, raccoglie. E che rilancia sottoforma di appello. «È chiaro che la Loggia non riesce a farsi carico in questo momento di un investimento pari a 10 milioni di euro, ma questo non tanto perché i fondi mancano, come ha ben ricordato il direttore Fasser. Il punto focale sta ancora nelle rigide condizioni imposte dal Patto di stabilità, cui Brescia è vincolata».
Di qui l'ipotesi di chiamare direttamente Roma. «Di fronte ad una situazione tanto grave e drammatica come è quella di Palazzo Avogadro, se la Soprintendenza lo riterrà opportuno siamo pronti a stilare un documento comune per chiedere ai ministri Bondi e Tremonti la possibilità di andare in deroga al Patto proprio e solo per tutelare il nostro patrimonio artistico. Diversamente Brescia non vuole sforare i parametri imposti né incorrere nelle sanzioni».
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