Quando ha ucciso la moglie Antonio Gozzini non era capace di intendere e volere. A sostenerlo, oltre ai giudici di primo e secondo grado, da giovedì sono anche i magistrati della Corte di Cassazione.
Sull’assoluzione dell’82enne che tra il 3 e il 4 ottobre del 2019 uccise Cristina Maioli colpendola ripetutamente con un mattarello e un coltello da cucina, per poi vegliare il suo cadavere tutta la notte e chiedere alla vicina di casa di dare l’allarme, scende così l’ultimo sipario. Da ieri nulla più potrà modificare il corso della giustizia e la valutazione sul conto dell’anziano che confessò l’omicidio di via Lombroso fatta da consulenti intervenuti nel processo di primo e di secondo grado e risultati concordi nel ritenere l’uomo affetto da «un delirio di gelosia patologico» capace di azzerare la sua capacità di intendere, ma anche di governare il suo volere tanto da spingerlo alla brutale aggressione pagata dalla 60enne con il bene più prezioso.




