Oglio, Chiese e Mella tornano a respirare ma la siccità non è finita

Nonostante la pioggia i livelli sono tuttora molto bassi nei fiumi bresciani. Quasi terminata la stagione delle irrigazioni
  • Fiumi e siccità, sta meglio il Chiese a Mezzane di Calvisano
    Fiumi e siccità, sta meglio il Chiese a Mezzane di Calvisano
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    Fiumi e siccità, sta meglio il Chiese a Mezzane di Calvisano
  • Fiumi e siccità, sta meglio il Chiese a Mezzane di Calvisano
    Fiumi e siccità, sta meglio il Chiese a Mezzane di Calvisano
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«Due settimane fa si attraversava in bicicletta». Quasi all’asciutto, senza sforzo e bagnando appena le ruote. Sono le 15 di un sabato di nuovo afoso, dopo le piogge dei giorni scorsi. Dall’argine del Chiese, a Mezzane, un anziano di Calvisano guarda il fiume all’altezza dei Tre Salti. «Adesso, almeno, scende un po’ di acqua».

Il Chiese arriva placido e lento dopo la centralina elettrica, si divide fra un canale nella campagna e il corso principale. Scivola lungo i Tre Salti, scompare sotto il letto di massi e riemerge smagrito dopo una trentina di metri, rinforzato dalle sorgive. Due mesi fa eravamo stati nello stesso luogo durante il nostro viaggio al capezzale dei tre fiumi bresciani malati, fra siccità e necessario tributo all’agricoltura.

Le cose sono migliorate, ma non più di tanto. Vale per il Chiese, per il Mella e per l’Oglio. Quest’ultimo, in realtà, ha sofferto molto meno degli altri. La lunga estate di passione dei nostri fiumi non è ancora terminata. Certo, ormai la stagione agricola è agli sgoccioli, se non addirittura finita, e quindi i campi non chiedono più acqua. Tuttavia, bisogna risollevare i livelli dei laghi e comunque il vuoto da colmare è tale che le piogge appena passate sono un palliativo.

L’Oglio

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L’Oasi dei pensionati, a Orzinuovi, è una sorta di termometro che misura la salute dell’Oglio nella Bassa. Nel campo di bocce a due passi dalla riva è in corso un affollato torneo. Alcuni ragazzini fanno il bagno, l’acqua arriva al petto. «Se l’Oglio si è alzato in questi giorni? No, è così da settimane», dice un signore con i piedi a mollo. Il livello è accettabile, si può sguazzare. «Laggiù, dove c’è una grande buca, è alto un paio di metri», aggiunge. Famiglie, giovani e anziani: l’Oasi è per tutti. «L’acqua è bella, non è mai stata bassissima», certifica un anziano, assiduo frequentatore del luogo. L’Oglio, durante questa estate tremenda, non è mai stato davvero in crisi. Verso la fine di luglio e per alcune settimane ha subìto il sacrificio massimo, scendendo sotto la portata minima.

Una deroga prevista per i casi eccezionali, con un deflusso minimo vitale di 3,3 mc al secondo, la metà del limite normale. Da alcuni giorni, tuttavia, ha ripreso la portata di 6,6 mc al secondo. Buon segno, ovviamente.

Il Chiese

È tutt’altra un’altra storia per il Chiese e il Mella. Due mesi fa li definimmo dei fantasmi. Due rigagnoli esangui, degradati a fossi, sempre più stremati mano a mano si inoltravano nella pianura, cedendo alimento ai campi, fino all’esaurimento nell’Oglio. Oggi i fantasmi hanno ripreso un po’ di corpo e la dignità di fiumi. «In effetti non avevo mai visto il Chiese così misero come quest’anno», dice l’anziano in bicicletta ai Tre Salti di Mezzane. Su un masso in mezzo al letto del fiume un tale prende il sole. Ogni tanto si getta nel mezzo metro di acqua che si raccoglie in una buca vicino al suo lido personale. Un po’ di refrigerio, impossibile da trovare a monte e a valle del luogo, dove il Chiese scorre largo, ma alto poche decine di centimetri. Buono giusto per rinfrescare le caviglie. Dal ponte di Mezzane appare vivo, diversamente da due mesi fa.

Il Mella

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Vale anche per il Mella, ristorato dalle piogge. La secca non c’è più. Dal ponte fra Azzano e Capriano la vista regala un fiume più decoroso, anche se ancora in sofferenza. I basamenti del viadotto sono all’asciutto, su uno di essi sta giocando un gruppo di ragazzini. Ci sono arrivati senza bagnarsi le suole, visto che il letto si è ridotto a favore di larghi spazi sabbiosi. La vegetazione si allarga, occupando parte del greto. Per rivedere i nostri fiumi in salute ci vuole altro che la pioggia dei giorni scorsi. Serve un autunno di quelli normali, auspicando che il cambiamento climatico non ci infligga nel frattempo alluvioni e bombe d’acqua. Intanto, meglio godersi anche i lievi miglioramenti: il peggio sembra alle spalle. Ma il caldo e la siccità non sono ancora terminati. E poi c’è il timore: come sarà la prossima estate?

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