Nuovo calendario per le vaccinazioni: a breve gli under 55
La dichiarazione di Guido Bertolaso, neoconsulente del piano vaccinale della Regione, di vaccinare tutti i lombardi entro giugno, ha suscitato qualche perplessità anche tra le persone più vicine alla Giunta a guida Fontana. Se si tolgono i minorenni, coloro che non vogliono o non possono essere vaccinati, dai dieci milioni di residenti in Lombardia, il numero rimane comunque elevato.
Così, per Brescia. I calcoli, che non ambiscono alla perfezione aritmetica, danno come risultato - al netto delle sottrazioni di quanti appartengono alle categorie prioritarie - circa settecentomila persone. «Quando sarà il momento della popolazione generale, credo che dovremmo essere soddisfatti se avremo un’adesione tra il 65 e il 70%» sostiene Claudio Sileo, direttore generale Ats Brescia.
Dunque, la «massa» da vaccinare ammonterebbe a circa mezzo milione di bresciani. Molte di queste - ed è al momento l’unica certezza sulle sedi, per individuare le quali continua il confronto tra Ats e Asst della nostra provincia - verranno certamente vaccinate in via Morelli che verrà potenziata con più punti vaccinali al suo interno. La conferma viene dallo stesso Sileo, mentre a livello regionale la Sanità militare ha in corso uno studio per la trasformazione degli attuali «drive in» utilizzati per effettuare i tamponi in punti per la somministrazione vaccinale anti Covid.
Tra questi, via Morelli è in prima fila. Rimane, comunque, quell’obiettivo di giugno che si è già trasformato in una sfida che deve tener conto della possibilità di rispondere tempestivamente ad una serie di domande: dove si vaccina, oltre a via Morelli? Abbiamo personale sufficiente per farlo h24? Ci sono i vaccini promessi, negati e ripromessi?
Verranno approvati anche altri vaccini, tipo il russo Sputnik che, in base ai dati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, ha un’efficacia del 91.7%? Tanto dovrebbe bastare per far cadere eventuali veti e indurre l’Agenzia europea per i medicinali ad analizzare i dati. E, soprattutto, a che punto siamo con la primissima fase, quella in cui dovevano essere vaccinati (prima e seconda dose con Pfizer) migliaia di operatori sanitari e sociosanitari e oltre seimila ospiti delle Rsa? La campagna nel Bresciano per la fase 1 procede, ma non è ancora finita.
Ancora: se il 24 febbraio si inizierà con gli ultraottantenni (nel territorio di Ats Brescia sono 74.800 al netto di coloro che vivono nelle Rsa), c’è un margine sufficiente di tempo per organizzare sedi e personale e per convocarli? Dalla Regione rassicurano: «A breve si comunicheranno le modalità di prenotazione».
«Come tutti sappiamo, gli anziani sono la categoria più colpita dalla pandemia ed è fondamentale metterla in sicurezza il prima possibile. Per questo abbiamo convenuto di assegnare a ogni Regione un numero di dosi di vaccini pari al numero degli ultraottantenni che vi sono assistiti. Successivamente, si procederà a compensazioni. Resta imprescindibile l’arrivo delle dosi nel numero previsto, affinché non si vanifichino i singoli piani vaccinali regionali».
Questo quanto detto nell’incontro tra Governo, Regioni e Commissario nazionale per l’emergenza durante il quale è stata concordata la nuova road map del Piano vaccini, aggiornato dopo le indicazioni di Aifa di utilizzare il prodotto di AstraZeneca preferibilmente per la fascia di età 18-55.
Alla luce di ciò, la Fase 1 (operatori sanitari e sociosanitari, ospiti Rsa e over 80) e la fase 3 (personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e dei luoghi a rischio, carceri e comunità, persone con patologie non gravi di ogni età) procederanno insieme attraverso due percorsi paralleli. Già da febbraio, dunque, i vaccini Pfizer e Moderna verranno usati per i soggetti fragili e per i più anziani, mentre il vaccino AstraZeneca per chi ha dai 18 ai 55 anni. La fase 2, salvo intoppi sempre possibili, inizierà ad aprile e prevede nuovi gradi di priorità: estremamente vulnerabili, indipendentemente dall’età, poi dai 75 ai 79 anni, dai 70 ai 74, gli under 70 vulnerabili e, infine, chi non ha rischi specifici tra i 60 e i 60 e tra i 55 e i 59. Poi sarà il momento della popolazione generale. Una stima di mezzo milione di persone nella nostra provincia, quelle che rimangono al termine del complesso schema in cui si intrecciano categorie, prime dosi e richiami.
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