Ben 1.716 firme raccolte nel giro di poche ore. A dimostrazione del fatto che il "caso" scotta. E proprio per questo è bene non far arrabbiare le mamme. Dal momento che una volta saputo del taglio di 100 posti nelle materne comunali, suddivisi tra Rebuffone, Caionvico, Gallo e Valotti, le mamme (supportate dai papà) stanno facendo il diavolo a quattro per convincere l'assessore Arcai a cambiare idea.
Proprio questo venerdì in tarda mattinata hanno consegnato quasi 2mila firme in Loggia affinché vengano aperte le iscrizioni nelle quattro scuole sforbiciate.
In più, lunedì alle 17.30 le famiglie manifesteranno in piazza Loggia in concomitanza con il Consiglio comunale. Vogliono fare sentire la loro voce il più forte possibile prima che il taglio diventi definitivo con l'approvazione del Bilancio in programma il 30 gennaio.
Inoltre mercoledì prossimo i genitori, che ora vogliono conoscere le motivazioni politiche, saranno ricevuti dall'assessore all'Istruzione Arcai. "Aspetto le mamme e i papà per chiarire l'intera vicenda" ha infatti confermato l'assessore una volta ricevuta la corposa raccolta firme.
In una nota di giovedì, inoltre, l'assessore rassicura le famiglie dicendo che «nessun bimbo verrà lasciato a casa», che i piccoli si possono iscrivere in altre scuole vicine a quelle bloccate e che il ridimensionamento dei posti è dovuto ai tagli di bilancio. Si ricorda inoltre che, ad esempio, nella materna di Caionvico il 50% degli alunni provenga da Botticino e Rezzato e che «pertanto sarebbe opportuno aderissero alla proposta formativa e ai servizi del loro Comune». Inoltre, Arcai assicura che non sono stati tagliati i servizi per i bambini disabili
Nel frattempo, è intervenuto anche il Pd. I consiglieri Martinuz e Ungari ricordano ad Arcai che «il 16 dicembre scorso aveva dichiarato che i tagli non avrebbero coinvolto le materne» e chiedono lumi sulle scelte della Loggia in un'interrogazione. Anche la Funzione pubblica della Cgil si schiera con i genitori e annuncia l'appoggio alla manifestazione di lunedì. In una nota, la Camera del lavoro denuncia che «la riduzione del servizio pubblico, implicita nel blocco delle iscrizioni, è una conseguenza delle scelte politiche del Comune che vuole facilitare l'ingresso delle realtà private».
La questione si infiamma. Al di là dei risvolti politici, restano le famiglie sul piede di guerra. Intenzionate a far valere il loro diritto di scelta sulla scuola in cui mandare i figli il prossimo anno.
Emanuele Galesi
e.galesi@giornaledibrescia.it



