Nel Bresciano un’abitazione su tre è sfitta oppure una casa vacanza

In Alta Valcamonica il primato degli alloggi non occupati stabilmente. Nell’hinterland l’opposto
Una veduta di Brescia © www.giornaledibrescia.it
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Da una parte Ponte di Legno, dall’altra Flero. La capitale del turismo camuno e uno dei maggiori centri industriali della provincia. La montagna che punta sull’ospite e l’hinterland che cresce in simbiosi con il capoluogo. Ponte di Legno è il Comune bresciano con più abitazioni non occupate (86,2%), Flero quello con la percentuale minore (7,5). Agli antipodi. Nella specifica graduatoria lombarda Ponte è addirittura al 12° posto.

Un’avvertenza: per abitazioni non occupate si intendono quelle sfitte e le seconde case. Una definizione che riguarda paesi ad alta vocazione turistica come altri svuotati dall’emigrazione. Del resto, la crisi e lo spopolamento delle aree interne è un problema ben noto.

La valle Camonica

A metterlo di nuovo in evidenza è la ricerca svolta da Openpolis, una Fondazione che raccoglie ed elabora dati per analizzare i fenomeni sociali e politici. L’indagine si è basata sul censimento permanente della popolazione e delle abitazioni Istat, con gli ultimi numeri riferiti al 2021.

Fra le prime ottanta località lombarde con la maggiore quantità di case non occupate ci sono dieci Comuni bresciani: Ponte di Legno (12°), Temù (16°), Corteno Golgi (23°), Vione (24°), Vezza d’Oglio (37°), Tignale (44°), Paisco Loveno (45°), Lozio (52°), Valvestino (69°) e Incudine (73°). Otto su dieci sono camuni.

In effetti, la Valle, fra le aree bresciane interne, è quella più presente nella parte alta della classifica regionale. Di gran lunga più dell’Alto Garda, della Valsabbia e soprattutto della Valtrompia. In cima alla classifica lombarda svetta la bergamasca Foppolo (centro turistico), con il 95,1% di case vuote: è anche il primato nazionale.

Hinterland

Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla cintura urbana del capoluogo. Sono i Comuni cresciuti in modo esponenziale negli ultimi trent’anni grazie alla disponibilità di casa (a costi accessibili), lavoro e servizi. Centri che hanno calamitato abitanti da Brescia e dal resto della provincia. Alcuni hanno pagato pegno sul piano dell’identità sociale e dell’assetto urbano con la costruzione di quartieri dormitorio.

Dunque, i primi dieci Comuni con maggiore occupazione abitativa sono Flero (92,5%), Castel Mella (92), Mazzano (91,7), Roncadelle (91), Rodengo Saiano (90,9), Ospitaletto (90,8), Montirone (90,8), Bovezzo (90,8), San Zeno (90,3), Torbole Casaglia (90,2). A Brescia l’indice di occupazione è dell’87,6% con oltre tredicimila abitazioni vuote.

Sul Garda

Nel Bresciano le case inoccupate sono più di un terzo del totale: il 32%, vale a dire 185.427 su 721mila e 15. Una percentuale leggermente superiore (+1,8) rispetto alla rilevazione precedente del 2019.

Spiccano ovviamente anche i dati di alcune località gardesane, segnate dalle seconde case e dagli appartamenti in affitto stagionale: Tremosine (74,5%), Manerba (61,4), Gargnano (60,5), Toscolano Maderno (58,9), Gardone Riviera (55,9), Sirmione (54,6), Soiano (53,4), Moniga (52,2), San Felice (48,1). C’è l’eccezione di Calvagese (13,9). Limone (45,6), Salò (34,3) e Puegnago (32,9) si collocano in una fascia intermedia. Desenzano (29,8) conferma la sua vocazione mista, di turismo e residenza. Piuttosto alta anche la percentuale di abitazioni vuote in grandi centri come Lumezzane (22,9), Gardone Valtrompia (22,5). Sul Sebino da segnalare Monte Isola (51,6) e Sulzano (42,8).

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