Quando il conto arriva, arriva. Non ci si scappa. Nemmeno i propositi di trasformare la Provincia in Regione possono eluderlo. Tra i tagli delle manovre, un debito super e il famigerato Patto di stabilità, per il Broletto il conto si è tradotto in una sforbiciata alla spesa corrente (pari a 181 milioni di euro nel 2009, scesi ora a 140), al personale (da 1077 a 839 dipendenti), alle spese di rappresentanza (151mila euro nel 2008, 5mila nel 2011), alle consulenze (da 2,3 milioni a 900mila euro). Per non parlare della vendita delle partecipazioni azionarie e di immobili come quello in via Cantore, appena ceduto all'Arpa.
Nella conferenza stampa di fine anno, Daniele Molgora si è presentato più nelle vesti di assessore al bilancio che in quelle di presidente della Provincia. Ha snocciolato i numeri del risanamento di un conto economico ereditato in forma non ottimale, per usare un eufemismo, sottolineando l'impegno alla riduzione del debito: da 504 a 488 milioni di euro. Resta alto, ma si avvia a rientrare verso una parvenza di normalità con lo stop ai nuovi mutui. Ha ribadito l'impegno a contenere l'aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale e a garantire gli investimenti, ad esempio sull'edilizia scolastica, senza aumentare le imposte per i bresciani. Almeno finora, perché non è detto che dal 2012 non si rendano necessari dei ritocchi verso l'alto sulle tasse provinciali.
Ai numeri della «cura Molgora» si accompagnano i nodi politici. Primo tra tutti, il doppio incarico. Il presidente non ritiene che sia un problema, ma piuttosto una risorsa. «Percepisco solo lo stipendio di parlamentare e faccio risparmiare la Provincia, qui lavoro in modo volontario», ha detto, ricordando che in Parlamento è riuscito a fare inserire una legge sui controlli sulle Rc auto partorita in Broletto. Certo, contro le norme del Patto di stabilità non si è potuto nulla: «Abbiamo 200 milioni di liquidità con cui potremmo pagare le imprese, ma sono bloccati in Tesoreria per colpa di un patto che nel 2012 impone ulteriori risparmi».
Molgora sorvola sugli attriti nella maggioranza in tema di tagli («non credo che si possano chiamare incomprensioni») e liquida la sostituzione dell'assessore dimissionario Sala come una questione interna al Pdl: «Su Pasini non ho problemi, devono decidersi loro».
Su tutti i ragionamenti, compreso l'aeroporto di Montichiari su cui il Broletto è sempre più restio ad investire risorse proprie, pesa un fattore: dal 2013 la Provincia di Brescia sparirà. Si va avanti per consegnare un ente con i conti il più possibile a posto, cercando di accelerare sulla promozione territoriale (come il marchio Made in Brescia). Così entra in campo il piano per trasformare la Provincia in una Regione. Da gennaio Molgora incontrerà i sindaci bresciani per raccogliere adesioni, perché oltre alle critiche l'idea «ha ricevuto consensi». Il tempo non è molto, ma potrebbe bastare ad andare a referendum nel 2013, in contemporanea col voto nazionale.
È un viaggio ai confini della realtà? Considerata l'alternativa, sparire del tutto in silenzio, si tratta dell'ultima mossa contro chi «vuole spazzare via il territorio». Leggasi Monti. Una barricata, cioè, prima di chiudere i battenti. E il conto alla rovescia è iniziato.
Emanuele Galesi
«Nel 2013 il referendum per Brescia Regione»
Anche il presidente della Provincia Daniele Molgora ha fatto il punto tra passato e futuro.
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