Tre decreti di fermo che si intrecciano tra Reggio Calabria, Ancona e Brescia. E che raccontano di una vicenda inquietante. Tra presunte infiltrazioni ’ndranghetiste al nord, pianificazioni di attentati tra Brescia e il Veneto, sequestri di armi da guerra sul territorio provinciale e un omicidio come vendetta tra cosche avvenuto a Pesaro. C’è tutto questo nel blitz dei carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza coordinato dalla procure distrettuali antimafia di Brescia, Ancona e Reggio Calabria. Al centro dell’inchiesta c’è l’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo, ucciso con 20 colpi di pistola il giorno di Natale del 2018 mentre viveva in una località segreta. A sparare e uccidere secondo gli inquirenti sono stati Francesco Candiloro e Michelangelo Tripodi.
Il primo vive a Brescia dove lavora come dipendente di una pasticceria della città e da ieri si trova in carcere in stato di fermo come indiziato di delitto. Senza precedenti viene ritenuto «un insospettabile che ha però un profilo criminale di alto livello». È stato raggiunto da un decreto firmato dalla Procura di Ancona che gli contesta il reato di omicidio con l’aggravante di aver agito per conto di un’associazione mafiosa, e da un secondo provvedimento - di 249 pagine - del pm di Brescia Teodoro Catananti che ipotizza i reati di ricettazione e detenzione di armi comuni e da guerra - da pistole a bombe a mano - al fine di compiere un attentato ai danni di un soggetto calabrese, in passato legato ad una cosca della ’ndrangheta e residente in un paesino nel Veronese.




