Brescia e Hinterland

Morte di Francesca Manfredi: «Nessun dubbio sulle colpe di chi iniettò la dose fatale»

I giudici della Corte d'Assiste motivano nella sentenza la condanna di Paloschi: «Sapeva che avrebbe potuto provocarle effetto lesivo»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Francesca Manfredi aveva 24 anni - © www.giornaledibrescia.it
Francesca Manfredi aveva 24 anni - © www.giornaledibrescia.it

Un ribaltone giudiziario motivato in 53 pagine: «Questa corte non ritiene che vi siano elementi fattuali e giuridici per discostarsi dal consolidato indirizzo seguito dalla Cassazione, secondo il quale risponde di omicidio preterintenzionale "colui che inietti ad una persona per via endovenosa sostanze stupefacenti cagionandone la morte, a nulla rilevando il consenso a farsi iniettare la droga"». Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia nella sentenza di condanna a sette anni e quattro mesi nei confronti di Michael Paloschi, il 35enne che nella notte tra il 22 e il 23 agosto 2020, iniettò una dose di eroina a Francesca Manfredi, che a 24 anni morì in casa dopo una notte tra alcol e droga.

Paloschi in primo grado era stato assolto e allo stesso tempo scarcerato dopo dieci mesi in cella.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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