Un ribaltone giudiziario motivato in 53 pagine: «Questa corte non ritiene che vi siano elementi fattuali e giuridici per discostarsi dal consolidato indirizzo seguito dalla Cassazione, secondo il quale risponde di omicidio preterintenzionale "colui che inietti ad una persona per via endovenosa sostanze stupefacenti cagionandone la morte, a nulla rilevando il consenso a farsi iniettare la droga"». Lo scrivono i giudici della Corte d’Assise d’appello di Brescia nella sentenza di condanna a sette anni e quattro mesi nei confronti di Michael Paloschi, il 35enne che nella notte tra il 22 e il 23 agosto 2020, iniettò una dose di eroina a Francesca Manfredi, che a 24 anni morì in casa dopo una notte tra alcol e droga.
Paloschi in primo grado era stato assolto e allo stesso tempo scarcerato dopo dieci mesi in cella.




