Morte di Francesca, indagini chiuse. La madre: «Emerga la verità»

Sei i convolti. La mamma della 24enne uccisa da overdose pronta a costituirsi parte civile
Francesca Manfredi aveva 24 anni - Foto tratta da Instagram © www.giornaledibrescia.it
Francesca Manfredi aveva 24 anni - Foto tratta da Instagram © www.giornaledibrescia.it
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Sulla sequenza di droga e morte di quella sera gli inquirenti non hanno dubbi. Per questo il pm Benedetta Callea ha firmato la chiusura indagini sul decesso di Francesca Manfredi, la 24enne stroncata da un’overdose la sera tra il 22 e il 23 agosto nell’appartamento nella zona Fornaci dove era andata a vivere da pochi giorni. «Voglio arrivare alla verità e capire se mia figlia poteva essere salvata» commenta Monia Migliorati, madre della giovane, pronta a costituirsi parte civile in sede processuale.

Sei i coinvolti nell’inchiesta. A fine marzo vennero raggiunti da ordinanza di custodia cautelare tra carcere e domiciliari. Per cinque di loro l’accusa di spaccio di droga, per aver fornito alla vittima ketamina, cocaina ed eroina, mentre la posizione più delicata è quella di Michael Paloschi che deve rispondere di omicidio preterintenzionale. È il 31enne che con un’altra amica ha trascorso con Francesca la notte in cui la ragazza morì.

Per chi indaga, sulla scorta di quanto riferito proprio dall’altra donna oltre alla vittima presente in casa, ha iniettato in vena alla vittima, che era al primo buco della sua vita, la dose letale di eroina. Il segno della siringa era sulla piega del braccio destro «di un soggetto destrimane» ha sottolineato il gip. «So che Paloschi, dopo essersi iniettato in bagno l’eroina, ha iniettato a Francesca l’altra parte che era rimasta».

Paloschi, che il Riesame nelle scorse settimane ha mantenuto in carcere, aveva negato sostenendo di aver «spiegato a Francesca come iniettarsi la dose, che lo sballo sarebbe stato più forte rispetto a fumarla e di utilizzare come laccio emostatico il cavetto del cellulare». I cinque accusati di spaccio, tre stranieri, un italiano ed una ragazza bresciana, vengono definiti «spacciatori che si dedicano con meticolosità e organizzazione non rudimentale a tale redditizia attività dimostrando di saper soddisfare le esigenze dei loro clienti con puntualità e regolarità».

Sulla ragazza bresciana accusata di spaccio il gip ricorda che «aveva deciso di sacrificare consapevolmente un impiego lecito, per derivare la sua principale fonte di reddito dall’attività di spaccio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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