«Appena entrati in casa abbiamo preso l’eroina e l’abbiamo divisa in due parti. Non ricordo chi è stato a farlo. La parte di Francesca è stata ulteriormente divisa in due. Lei ne ha fumata una nella stagnola. Quando sono tornato dal bagno, dopo essermi bucato, ha voluto iniettarsi l’altra nel braccio. L’ho portata di là e le ho spiegato come fare».
A raccontare agli inquirenti le ultime ore di Francesca Manfredi, la 24enne trovata senza vita la mattina del 23 agosto scorso nella vasca da bagno del suo appartamento in via Fornaci, fu lo stesso Micheal Paloschi, il 33enne in carcere da lunedì con l’accusa dell’omicidio preterintenzionale della giovane amica. Ricostruendo le 48 ore di sballo, secondo gli inquirenti, l’uomo cercò di allontanare da sé la responsabilità della morte di Francesca.




