Medico e santone arrestati, il papà di Roberta: «Chi sa parli»

Il 16 aprile 2025 la Corte d’assise d’appello di Milano ha assolto il medico bresciano Paolo Oneda perché il fatto non sussiste.
Di quegli ultimi giorni di vita della figlia non potrà mai dimenticarne nemmeno un attimo. «Quando sono entrato nella capanna dove viveva al centro Anidra e ho visto in che condizioni era, con le gambe gonfie, non stava in piedi e faticava a parlare, era piena di metastasi, ho subito capito che Roberta non sarebbe sopravvissuta» racconta Renzo Repetto.
È il padre della 40enne deceduta ad ottobre scorso, due anni dopo l’intervento di asportazione di un neo sulla schiena eseguito senza anestesia e su un tavolo da cucina dal chirurgo bresciano Paolo Oneda e dal santone Paolo Bendinelli, vertici del centro olistico Anidra di Borzonasca, in Liguria, finito nella bufera dopo l’arresto di entrambi, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale.
E indagati, in un secondo filone di inchiesta con la psicologa bresciana Paola Dora, per circonvenzione di incapace e violenza sessuale.
«Oneda l’ho visto quando sono andato a prendere di forza mia figlia per portarla in ospedale. Mi ha detto che secondo lui la situazione non era grave e che comunque aveva già prenotato una visita all’ospedale di Manerbio per il giovedì successivo, 8 ottobre. Mia figlia è morta il 9 ottobre e abbiamo poi scoperto che nemmeno aveva fissato la visita annunciata» ricorda Renzo Repetto. Che ora vuole che quanto accaduto a sua figlia non accada più.

«Ha versato in quella struttura 120 mila euro, tutti i suoi risparmi. Era totalmente succube di Bendinelli che chiamava maestro. Prima di morire mi ha abbracciato e detto: "chiama Paolo" e per me è come se mia figlia fosse morta due volte. Questo non può più succedere».
Il padre di Roberta Repetto per questo si rivolge a chi frequenta il centro dove per gli inquirenti «si svolgono pratiche sessuali orgiastiche con persone di notevole fragilità emotiva». «Alle famiglie delle donne che sono ancora in quella maledetta struttura dico di andare a prenderle, di portarle via con la forza. Di salvarle. E a chi frequenta il centro e sa cosa succede, tra sesso e montagne di soldi dati al santone, di parlare. Di raccontare la verità».
Aggiornamento
La dott.ssa Paola Dora è stata assolta da ogni imputazione sia in primo che in secondo grado.
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