Brescia e Hinterland

Loveparade, ricorso europeo per ottenere giustizia per Giulia

La famiglia Minola si rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo dopo l’archiviazione del processo per la strage del 24 luglio 2010
Giulia Minola aveva 21 anni quando morì assieme ad altre venti persone a Duisburg, nel 2010 - Foto © www.giornaledibrescia.it
Giulia Minola aveva 21 anni quando morì assieme ad altre venti persone a Duisburg, nel 2010 - Foto © www.giornaledibrescia.it

La vita di Giulia Minola non è stata tutelata; l’inchiesta sui fatti di Duisburg non è stata adeguata ed efficace; non sono state rispettate le garanzie di un equo processo. Sono questi i tre pilastri su cui si regge il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, la Cedu, inviato nei giorni scorsi dalla famiglia di Giulia Minola tramite l’avvocato Federico Di Salvo, assistito dal collega tedesco Daniel Henneke Sellerio.

Il ricorso arriva dopo che l’anno scorso il processo per la strage della Loveparade è stato archiviato a pochi mesi dalla prescrizione. Senza giustizia. Il 24 luglio 2010 la ventunenne bresciana studentessa di moda morì assieme ad altre venti persone durante il raduno musicale organizzato a Duisburg. Una festa trasformatasi in tragedia - con oltre seicento feriti - a causa delle gravi carenze organizzative, a cui sono seguite indagini che non hanno scavato a fondo nei vari livelli di responsabilità (gli indagati furono poco più di dieci). A ciò si è poi aggiunto un processo presentato come storico e sgonfiatosi rapidamente di fronte alle difficoltà nell’attribuire le colpe ai dieci imputati. L’archiviazione decisa nel maggio 2020 ha rappresentato un colpo che avrebbe abbattuto chiunque, ma non la famiglia di Giulia e in particolare la madre, Nadia Zanacchi, che ha deciso di rivolgersi alla Cedu per una battaglia legale contro la Repubblica federale tedesca.

«È l’ultima cosa che possiamo fare, non è una cosa facile e neppure leggera, ma non sarebbe rispettoso né giusto abbandonare il percorso giudiziario dopo l’archiviazione», commenta Nadia Zanacchi. Oltre alla famiglia Minola, solo i genitori della spagnola Clara Zapater hanno deciso di ricorrere alla Cedu: per gli altri familiari la storia processuale della strage si è conclusa con l’archiviazione.

Ora la corte ha cinque mesi di tempo per decidere se il ricorso è meritevole di essere registrato ed esaminato, il che l’anno scorso è accaduto solo nel 18% dei casi. Lo scoglio da superare è dunque molto alto, ma i familiari di Giulia sanno bene che in questa storia non c’è niente di semplice.

 

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