Loggia 2023, Castelletti: «Vogliamo una Brescia più europea»

La piazza era a sorpresa «condivisa» proprio con l’avversario dichiarato: lei, la candidata sindaca del centrosinistra, Laura Castelletti, pronta ad entrare nella sala allestita per l’annuncio pubblico, attorniata dai rappresentanti politici della coalizione e da alcuni amici. Lui, Fabio Rolfi, atteso al banchetto posizionato solo qualche passo più in là. Entrambi erano in piazza del Vescovado, ma nessuno dei due - in quel momento - «era la piazza»: dentro il bistrot la conferenza stampa di lei, fuori una serie di incontri con fotografi al seguito per lui.
Primi incontri ravvicinati tra i due (almeno per ora) candidati per Loggia 2023: qualche imbarazzo, Castelletti sfoggia una giacca arancione sgargiante. Una corrispondenza che - ironia della sorte - è anche cromatica: «En pendant con il colore scelto da Rolfi per la campagna» notano subito gli addetti ai lavori. Lei sorride, smorza la casuale sintonia ed entra. È la sua giornata. E ad attendere il discorso con cui si rompono le righe dell’attendismo, c’è un pubblico insieme rasserenato e incuriosito.
Lo accontenta immediatamente, dall’incipit: «Il mio "io ci sono" di qualche settimana fa era condizionato alla necessaria compattezza della coalizione. In poco meno di venti giorni, oggi sono qui per dire "noi ci siamo". La nostra coalizione è pronta per proseguire il cammino di buon governo che l’ha vista impegnata in dieci anni a trasformare innegabilmente in meglio Brescia».
Obiettivi e storia
Castelletti sfoglia gli immancabili appunti - rigorosamente scritti a mano - e con tono sicuro, avanza ringraziando partiti e forze civiche che la sostengono, ma non archivia l’ipotesi di un campo ancor più largo: «Non escludiamo che la nostra coalizione possa andare ad arricchirsi anche di altre competenze e sensibilità. Credo di portare esperienza, gioco di squadra, passione per la nostra città. La nostra passione ha reso tanti bresciani orgogliosi della nostra città». Più che un programma, in questa fase, la vicesindaco parte dai bilanci dell’ultimo decennio: servizi efficienti, città pulita e sicura, la cultura diventata «una infrastruttura sociale», coinvolgimento e partecipazione, un sociale «disegnato sulle singole fragilità», l’impegno per risanare le ferite dell’ambiente.
Perché tagliare un nastro elettorale con i bilanci? La risposta è implicitamente una stoccata all’avversario: «Noi conosciamo molto bene la città e la vita della nostra comunità. Conosciamo punti di forza, punti di debolezza, sogni e bisogni. E lo sappiamo perché in questi dieci anni noi ci siamo sempre stati, siamo sempre stati presenti dal centro ai quartieri e continueremo semplicemente a farlo. Noi la città non abbiamo mai smesso di ascoltarla: non compariamo in campagna elettorale dopo dieci anni mettendoci in ascolto dal nulla, abbiamo sempre dialogato e questo è uno dei nostri punti di forza».

La seconda frecciata arriva sull’onda e guarda agli neri del 2020 e del 2021: «Ci siamo stati nei momenti peggiori della pandemia quando, soli e abbandonati dalle istituzioni, Regione in testa, abbiamo reagito in difesa della città e abbiamo tenuto insieme la nostra comunità. All’indomani della pandemia, Brescia è ripartita con nuove sfide, corriamo incontro al futuro con grande velocità. Ed è per questo che io sono qui e la nostra coalizione è qui. Brescia non può tornare indietro, vogliamo puntare sempre più in alto e costruire una Brescia più europea».
Il patto
Castelletti è convinta di vincere: «La città ci ha sempre seguito e sono convinta che lo farà anche adesso». Punzecchia il centrodestra con fermezza: «Guardando le campagne elettorali vedo "Brescia di più", "Brescia meglio", "Brescia ambiziosa", ma bisogna dire per fare cosa. Noi lo sappiamo: vogliamo diventare una città europea coinvolgendo le persone e le competenze. Vogliamo una città capace di riattrarre il rientro dei cervelli e dei giovani, riuscendo ad essere attraenti e attrattori». Non aspetta che le si chieda come intende raggiungere questi obiettivi, stronca la domanda sul nascere: «In che modo ve lo racconteremo nel programma che costruiremo».
Un ventaglio di questioni politiche sul tavolo, però, ci sono. A partire dal rapporto sghembo con Italia Viva: «Vedremo - ribatte Castelletti - se lo riterremo, insieme, incontreremo altre forze politiche capaci di condividere i programmi». Come pure un tema aperto sono le civiche, esperienza da cui la candidata stessa proviene: «Brescia per passione ha avuto una sua storia, dobbiamo lavorare sulle civiche, ci sarà di certo quella del sindaco». E poi c’è il patto con gli alleati: «Io con la coalizione ho preso un solo impegno: il Pd individuerà il suo vicesindaco».
È vero che la forza del singolo candidato è talvolta più trainante della coalizione che lo sostiene, però è chiaro che quella del rapporto di forza con l’azionista di maggioranza relativa, ossia i dem, non è un argomento da poco. Sia in prospettiva, per la costruzione della squadra, sia come tenuta: un Pd spaccato sulla scelta del vicesindaco può consegnare un elettorato spaccato. E questo lo sa bene anche Castelletti. «Ora - conclude - quel che serve per una campagna elettorale lo abbiamo: c’è un candidato sindaco e c’è una squadra». Brescia, a questo punto, aspetta il programma.
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