Dorme ormai il sonno dei giusti da quasi dodici anni. Ha fatto perdere le sue tracce, in silenzio dopo tanto clamore. Ma ora è tempo di tornare a calcare il grande palco del dibattito cittadino, come sempre da protagonista. Proprio partendo dal destino della torre medievale che riemerse in via Verdi - in occasione degli scavi per il Metrobus - si aprirà infatti il dibattito sulla ricollocazione, in città, di opere e manufatti di valore.
La «torre della discordia» è al momento sepolta in un campo tra via Gatti e via Allegri, a Sanpolino, alle spalle del cimitero di Sant’Eufemia. Spostarla comportò un preventivo di 230mila euro. Ora, l’ipotesi ricollocazione potrebbe rappresentare la chiave per ristabilire la pace dopo un armistizio che non ha accontentato fino in fondo nessuno. Men che meno «lei», al centro del dibattito che infiammò il confronto politico e artistico nel 2008, rendendola il personaggio chiave dell’eterno dilemma (tramutato in scontro) tra l’antico e il moderno. Il «frontale» avvenne nelle viscere della città, più precisamente tra piazza Vittoria e via Verdi; qui, la «talpa» - il mastodontico macchinario che stava scavando il tunnel del Metrobus - si è trovata a tu per tu con una costruzione medievale: la torre della discordia. Da un lato una torre collocabile tra il XII e il XIII secolo, 10 metri per 10 di basamento con muri spessi un metro e mezzo. Dall’altra, un «gioiello» della tecnologia lungo 13,4 km. Alla fine, ad aggiudicarsi l’inveterata querelle, fu la modernità: via la torre da piazza Vittoria, largo ai treni sotterranei.




