Il leitmotiv resta che «nulla sarà come prima». Vale nel centrodestra, vale nel centrosinistra: entrambi gli schieramenti sono infatti alle prese con la loro quota di «malpancisti» (che checché ne dicano e se ne lamentino, in realtà, sono un po’ la loro sonda spaziale: i malpancisti dimostrano che c’è vita anche oltre le ingessature ufficiali e i valzer delle riverenze condito da sorrisi elettorali). In casa Forza Italia, i peroniani hanno tentato di sfasciare una maggioranza di cui, anni fa, erano gli azionisti decisivi.
Ora - dopo il triplo salto carpiato con avvitamento di almeno due esponenti che professavano di sostenerli, salvo poi fare retrofront - si ritrovano aggrappati a un partito che, almeno a parole, sembra più solido di prima (certo, bisognerà vedere se l’armonia resterà anche a candidature e liste scoperte). E Margherita Peroni e Giorgio Maione si trovano nei panni, per loro insoliti, dei soci di minoranza. A memoria, è la prima volta che restano fregati in un affare.
Ma non è ancora detta l’ultima parola, specie perché la Peroni è l’esatto opposto della Perpetua di don Abbondio, descritta come una donna che «sapeva ubbidire e comandare, secondo l’occasione». Lei lo ha chiarito: non è suddito di nessuno. Nel frattempo, in casa centrosinistra la coalizione che sostiene il sindaco Del Bono ha comunicato per la seconda volta che inizia a lavorare sul programma (per chi non lo avesse capito la prima). In realtà nella nota c’era un messaggio criptato, rivolto a Sinistra italiana, che pare ancora indecisa - ma meno sul piede di guerra di qualche mese fa - sulle prossime mosse.
Sì, perché il comunicato ribadiva che Mdp ha ritenuto di iniziare a lavorare al programma e che, insieme alla lista Al lavoro con Bs, era disponibile ad ampliare l’alleanza. Se cioè davvero Mdp e Al lavoro con Bs scegliessero di fare un’unica lista, si riaprirebbe il problema con Si. Il segretario provinciale Luca Trentini (che pare stia finalmente sciogliendo il rebus morettiano: non andare alla festa oppure andare e stare in disparte) sarebbe deciso a porre come condizione per l’alleanza la presenza del simbolo Liberi e uguali, lista inclusa, col rischio di sguarnire però quella che fa capo all’assessore Fenaroli, del quale Si aveva contestato il modo di agire a più riprese. L’aut aut del simbolo potrebbe far ribaltare la situazione e mettere in difficoltà Al lavoro con Bs.
Senza contare che il capogruppo Donatella Albini è iscritta a Si: dove collocherà il suo nome se le liste saranno separate? Più di qualcuno, poi, continua a parlare di lei come possibile assessore. Ma sembrerebbe solo un tentativo per confondere le idee: Albini aveva già dichiarato, con tanto di comunicato stampa, che non ha alcuna intenzione di sedere in Giunta. Insomma, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra, anche oggi vanno d’accordo domani.




