L’emergenza si vede. Nei campi ha il colore giallognolo delle coltivazioni che hanno sete, nei canali ha il suono muto dei corsi d’acqua prosciugati, sui volti di agricoltori e allevatori ha l’espressione rugosa della preoccupazione che cresce. Siamo agli sgoccioli. E a certificarlo sono i numeri: la siccità si è scolata il 60% delle scorte d’acqua del Bresciano. Che, per dirla in un’immagine, significa che manca all’appello un quantitativo pari a due laghi d’Iseo: uno e mezzo manca dall’assenza di neve e l’altro mezzo dalla carenza di precipitazioni.
Entrambi i fronti sono l’epilogo di una crisi climatica ormai dirompente e per sedarli non basta più sperare che la danza della pioggia sortisca qualche effetto: le temperature sono ormai roventi. Proprio perché l’emergenza sta diventando cronica, però, gli obiettivi sono due e scorrono paralleli: da un lato, si cerca di salvare come si può questa disgraziata stagione; dall’altro, il Consorzio Oglio-Mella sta già studiando le contromisure da mettere (letteralmente) in campo per arrivare ben equipaggiati ad affrontare il futuro prossimo.



