L’emergenza si vede. Nei campi ha il colore giallognolo delle coltivazioni che hanno sete, nei canali ha il suono muto dei corsi d’acqua prosciugati, sui volti di agricoltori e allevatori ha l’espressione rugosa della preoccupazione che cresce. Siamo agli sgoccioli. E a certificarlo sono i numeri: la siccità si è scolata il 60% delle scorte d’acqua del Bresciano. Che, per dirla in un’immagine, significa che manca all’appello un quantitativo pari a due laghi d’Iseo: uno e mezzo manca dall’assenza di neve e l’altro mezzo dalla carenza di precipitazioni.
Entrambi i fronti sono l’epilogo di una crisi climatica ormai dirompente e per sedarli non basta più sperare che la danza della pioggia sortisca qualche effetto: le temperature sono ormai roventi. Proprio perché l’emergenza sta diventando cronica, però, gli obiettivi sono due e scorrono paralleli: da un lato, si cerca di salvare come si può questa disgraziata stagione; dall’altro, il Consorzio Oglio-Mella sta già studiando le contromisure da mettere (letteralmente) in campo per arrivare ben equipaggiati ad affrontare il futuro prossimo.
L’idea punta a sviluppare un progetto che non è al suo anno zero in Europa, ma che necessita di regole da perimetrare e di un piano di emergenza da scrivere insieme a tutti gli attori: la creazione di un’autostrada sotterranea che consenta il recupero e il riutilizzo in agricoltura delle acque depurate.
A secco
Ad aggravare la situazione dei comprensori ci si sono messe anche alcune perdite lungo il percorso. Lo conferma Gladys Lucchelli, direttore di Anbi Lombardia: «In questa prima fase di messa in carico dei canali si è assistito a rilevantissime perdite di percorso, in particolare nei canali di maggiore lunghezza e nei canali capillari di adduzione».
È il caso, ad esempio, della Roggia Trenzana Travagliata dove, a fronte di un’immissione di 5,3 metri cubi al secondo dall’Oglio, sono state misurate perdite di circa 3,3 m3/s al partitore della Bargnana, situato a circa 20 km dalla presa. Ma non è andata meglio alla Seriola Nuova, emblema del disastro: qui la dispersione ha fatto sì che l’acqua si fermasse a Lodetto di Rovato, non raggiungendo mai Gussago.
In cifre: l’oro blu ha bagnato solo 14 dei 21 km complessivi. Per quanto riguarda poi il bacino del Chiese, il valore dell’apporto naturale al lago d’Idro è inferiore di quasi il 50% rispetto ad un anno medio e del 35 % rispetto all’anno più siccitoso (dato aggiornato al 6 giugno). Stesso canovaccio se si volge lo sguardo al bacino del Mella: «In queste condizioni - certifica Lucchelli - non viene garantita l’irrigazione dei territori né si soddisfa la funzione igienico-sanitaria del reticolo che attraversa il capoluogo».
Con questo ritmo, se non pioverà, si resiste fino al 1° luglio. Poi, il regolatore garantirà il minimo sindacale d’acqua.
L’autostrada blu
Che fare? Lavorare subito alle contromisure, un «piano salvagente» che contempla azioni su più fronti: dai bagni d’accumulo (anche se in pianura è una strada ostica da percorrere) alla metamorfosi dell’irrigazione: da scorrimento a pioggia. Ma, soprattutto, bisogna mettere a terra contromisure già testate altrove. È ciò che sta già studiando l’Oglio-Mella: il Consorzio sta conducendo una ricognizione sui depuratori, con la prospettiva di riutilizzare in agricoltura le acque depurate, come già fanno in Spagna e in Germania. Per riuscirci, serve una cooperazione tra gestori, utilizzatori e autorità (tradotto: chi fornisce, chi consuma e chi stabilisce le regole).
Quindi, si dovrà procedere con la classificazione delle acque rispetto al livello di depurazione e, dunque, a diversi limiti (stabiliti da Ats e Arpa) corrisponderanno diversi impieghi (in base alla tipologia di coltivazione). Toccherà poi al Piano dei rischi: in caso di sversamenti illeciti, dovrà scattare un «alert» e dovrà esserci una riserva di acqua «sana» che potrà essere utilizzata per la diluizione e il rispetto dei parametri.
Il Consorzio potrà infine adeguare le aree a ridosso dei depuratori creando l’autostrada sotterranea, ossia una rete in pressione: dai tubi l’utente potrà irrigare i campi. Un percorso che traguarderà nel biennio. Ma per il quale Brescia è pronta.



