Un’inattesa vacanza di fine estate mi ha regalato momenti di gradevole serenità. Pensavo di aver archiviato i meritati periodi di riposo, la mente era già orientata verso il Natale, quando un invito ha, appunto, rimescolato le carte. Sono uomo aperto all’imprevisto, uomo che sa cogliere le gioie che la vita ti regala. Così dopo un fugace saluto alle mie zucche (che procedono con straordinario entusiasmo il loro percorso) sono partito. Ho salutato anche il cicorione pan di zucchero, particolarmente provato dal caldo degli ultimi tempi, l’ho accarezzato dolcemente. Accanto a lui le puntarelle conquistano consistenze poco alla volta, ci vorrà tempo.
Un viaggio di alcune ore ed eccomi al mare. Pur essendo strutturalmente uno stambecco che sgambetta lungo i sentieri montani, mi trovo pacatamente a mio agio in spiaggia. Dipende ovviamente dal contesto, e non intendo certo la splendida cornice naturale nella quale mi sono immerso. Mentre ero seduto sul bagnasciuga del lido dei pigri, stavo mentalmente preparando future fatiche letterarie, ecco un cane sfrecciarmi accanto per correre in acqua a prendere la palla lanciata dal suo «papà» (cito testuale).
Uscito dal mare si è, ovviamente, scrollato l’acqua di dosso. Ovviamente accanto a me. L’ho guardato e poi un respiro profondo: la colpa non è del povero animale, che fa l’animale. E mi fermo qui. Ho letto con eterna ammirazione la storia di un cane brasiliano che dopo essere stato abbandonato ha percorso settanta chilometri per tornare a casa. È una storia a lieto fine, ritrovato il suo ex padrone lo ha morso a una mano e se n’è andato. Eroe.




