Brescia e Hinterland

Italiani? C’è ancora «brava» gente

Sono appunto persone come il giovane diplomatico a giustificare ancora questa sorta di pregiudizio positivo verso di noi
Il funerale dell'ambasciatore e del carabiniere uccisi in Congo - Foto Ansa  © www.giornaledibrescia.it
Il funerale dell'ambasciatore e del carabiniere uccisi in Congo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Italiani, brava gente? Mai lo stereotipo è apparso avere un qualche fondamento come in questi giorni, nel venire a conoscenza della vita di Luca Attanasio e della sua visione ad ampio raggio (umanitario) del ruolo di ambasciatore del nostro Paese in Africa. Sono appunto persone come il giovane diplomatico a giustificare ancora questa sorta di pregiudizio positivo verso di noi, dietro al quale ci siamo a volte trincerati per autoassolverci.

Per capirlo abbiamo dovuto, purtroppo, attendere il lutto atroce della sua uccisione in Congo, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci che lo scortava, e all’autista Mustapha Milambo Baguna (anche i congolesi hanno un nome, una famiglia, un volto...). È vero: succede sempre che ci si accorga del bene di cui si è capaci o portatori, solo quando viene meno... con il rapimento o l’assassinio del missionario/a o del volontario/a, la morte della suora che assiste i malati di Ebola o l’incidente al medico/a che lavora in un angolo ignoto del mondo martoriato da qualche dannato conflitto... Ma chi sono e quanti sono oggi gli «ambasciatori» che stanno testimoniando «all’italiana» una civiltà dell’amore o un più laico impegno civile e solidale, in giro per il mondo o anche dentro il nostro Paese? Prenderne consapevolezza e farne risaltare al meglio gli apporti e i valori, preferibilmente da vivi e non solo una tantum con medaglie o titoli, sarebbe certo il migliore degli omaggi alla memoria di Luca, Vittorio e Mustapha, ma soprattutto ci aiuterebbe ad essere tutti un po’ più coerentemente «brava gente». A prescindere dal giudizio altrui.

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