Influenza, a letto 20mila bresciani: tre su dieci sono bimbi e ragazzini
Febbre alta, tosse secca insistente, raffreddore e malessere generale. L’influenza arrivata dall’Australia gioca d’anticipo. E questo potrebbe rappresentare un problema, perché siamo nel pieno della campagna vaccinale. Oltretutto, spiazza: si tratta di un ritorno, dopo due anni in cui l’influenza era quasi scomparsa a seguito di distanziamento e mascherine imposti dalla pandemia da SarsCov2.
In questo quadro di malessere, il Covid non è comunque scomparso ma, in base agli ultimi dati, si riscontra solo in un caso ogni dieci malati di influenza. Che, in questi giorni, costringe a letto oltre ventimila bresciani.
I numeri
Ad essere più colpiti sono i più piccoli, secondo i «pediatri sentinella» che, insieme ai medici di medicina generale, fanno confluire i dati in InfluNet, il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza dell’Istituto superiore di Sanità. Infatti nel Bresciano ogni mille bimbi tra zero e quattro anni, a letto con febbre e tosse ce ne sono 48. La percentuale rimane alta anche nella fascia di età tra i cinque e i quattordici anni: sono influenzati oltre 27 ragazzini ogni mille. Meno casi tra i 15 e i 64 anni (15 ogni mille) e ancora meno tra i più anziani, con oltre 65 anni: 7,39 ogni mille. Incidenza che, in Regione Lombardia - così come in Emilia Romagna e in Umbria - ha superato la soglia del livello di entità molto alta (17,36 casi per mille assistiti). I più anziani sono tra quelli meno colpiti e tra loro maggiore è la copertura vaccinale perché per questa fascia di età la campagna è iniziata nell’ultima decade di ottobre. Nel territorio dell’Agenzia di tutela della Salute di Brescia su 170.212 vaccinazioni effettuate sinora, 134.235 riguardano gli over 60.

Quali i consigli per chi ha l’influenza? «Bisogna rispettare i tempi di convalescenza, che sono lunghi: la febbre rimane anche per due, tre giorni e, prima di poter tornare a scuola o al lavoro, passa anche una settimana. Poi, ci si deve ricordare che non serve l’antibiotico perché, come è noto, non agisce contro i virus. E quello dell’influenza, o delle sindromi similinfluenzali, è un virus - afferma l’esperto -. Per l’influenza si assumono i classici antipiretici che abbassano la febbre e, nel caso, prodotti per alleviare i sintomi. L’antibiotico serve solo se ci sono complicanze e deve essere prescritto dal medico. Non è un farmaco da automedicazione. E i medici dell’emergenza invitano i cittadini a non andare in ospedale per la febbre causata dall’influenza. A meno che, ovviamente, si tratti di persone con patologie croniche che potrebbero incorrere in complicanze».
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Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di prevenzione del ministero della Salute, non ha dubbi: «Per l’influenza sarà una stagione a intensità molto alta, con un picco che potrebbe arrivare in anticipo. Anziché a gennaio-febbraio, nelle settimane di inizio anno». Ed aggiunge: «Niente cambia dal punto di vista della sintomatologia che dura in media cinque giorni. Febbre molto alta che sale rapidamente, dolore alle ossa, mal di gola, raffreddore, inappetenza. Anche le cure non cambiano. Prendere antipiretici per abbassare la temperatura, bere molto, riposo e non assumere antibiotici a meno che non siano indicati dal medico di fronte al sospetto di una complicazione batterica. Ricordiamo ancora che gli antibiotici non funzionano contro i virus».
La vaccinazione è «molto utile» e va raccomandata ad anziani, per i quali è preferibile la formulazione adiuvata, e alle persone fragili. Si può fare tranquillamente assieme alla quarta dose anti Sars-CoV-2, è consigliata alle donne in gravidanza». In merito agli accessi al Pronto soccorso, un appello viene da Fabio De Iaco, presidente della Società scientifica dei medici dell’emergenza, la Simeu: «Avere la febbre non è un’emergenza, soprattutto nei bambini, anche se è alta e se si protrae nel tempo. Si deve monitorare, parlarne con il pediatra o con il medico di famiglia. Se davvero si va in pronto soccorso, prepararsi a lunghe attese perché, nella maggioranza nei casi, verrà assegnato un codice verde o bianco».
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