Bresciani (e italiani) ancora al palo sul fronte dei redditi: nonostante la «ripresina» degli ultimi anni, il reddito medio a Brescia, come nella stragrande maggioranza delle città capoluogo di provincia d'Italia, non è riuscito a equiparare, e ancora meno a superare, quello del 2008.
A dirlo è l'indagine realizzata da Il Sole 24 Ore sulla base degli importi dichiarati al Fisco nel 2017 (quindi su redditi del 2016) che mostra in modo inequivocabile come negli ultimi 9 anni i redditi degli italiani siano diventati di quasi il 2% più bassi, in termini reali per contribuente, rispetto a quelli del 2009 (redditi 2008): per la precisione, tolto l'effetto dell'inflazione, la media nei capoluoghi di provincia è di -1,92%, con il reddito medio fermo a quota 25.170 euro.
Via via che si percorre lo scacchiere, naturalmente, la percentuale varia, ma solo in pochi casi si registra una inversione di tendenza: sono infatti solo 17 (su 108!) le città capoluogo di provincia che riescono a mettere a segno una percentuale in crescita, tra cui Trieste (+2,15%), Belluno (+2,06%), Torino (+1,24%) e Verona (+1,1%). Il balzo record de L'Aquila, che segna addirittura un +5,64%, va invece letto con cautela e secondo gli esperti si spiega con il fatto che l'anno su cui viene fatto il confronto è quello del terremoto.
In un quadro così articolato, Brescia, non fa eccezione, e mette a segno un -2,76%: ben il doppio di Milano (-1,37%) e parecchio di più della vicina Bergamo (-1,77%), anche se con un reddito medio superiore alla media nazionale con un reddito medio dichiarato nel 2017 pari a 26.158 euro. Certo, ci sono territori in cui la situazione è ben peggiore, da Isernia (-9,39%) a Crotone (-7,97%) sino ad Agrigento (-7,09%) passando anche per capoluoghi come Roma (-4,09%) e Napoli (-4,13%). Assai ampia la forbice del reddito medio, che passa agilmente dai 34 mila euro di Milano ai 18 mila di Barletta, segnando un gap piuttosto evidente tra il Nord e il Sud del Paese.
L'analisi realizzata da Il Sole 24 Ore considera anche il numero di contribuenti rispetto agli abitanti. In quasi tutti i capoluoghi del Sud, il rapporto contribuenti/abitanti è inferiore a quello medio nazionale (pari al 65,4%) e in alcuni oscilla intorno al 50%: ad esempio, 49,5 a Napoli, 51,5 a Catania, 51,9 a Crotone. Numeri dietro ai quali si celano, chiaramente, piaghe come la disoccupazione giovanile e femminile, oltre a un maggior numero di bambini.Tuttavia, la «scomparsa» dei contribuenti è trasversale: le province di Biella e Vercelli, ad esempio, seguono quella di Isernia per intensità del calo, mostrando come le cause del fenomeno siano diverse (perdita di impiego, chiusura di partite Iva, ecc), e da analizzare con molta cautela.
Infine, un'ultima nota: il confronto tra i capoluoghi di provincia e l'hinterland in base al reddito totale dichiarato mostra come nei Comuni capoluogo ci sia stata una contrazione più forte che negli altri centri: mediamente, quasi il doppio. Solo in una quindicina di province il capoluogo ha fatto meglio del territorio.


