Brescia e Hinterland

«Il mio socio nella ’ndrangheta? Forse aveva una doppia vita»

Paura e incredulità dopo gli arresti di affiliati di una cosca calabrese accusati di omicidio
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

L'ingresso del tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso del tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Il giorno dopo il blitz, chi lo ha vissuto è ancora sotto choc. «Sono venuti qui i Ros, incappucciati e hanno sequestrato i computer» racconta il socio di Francesco Candiloro, calabrese di Polistena, da vent’anni nel Bresciano e ritenuto il killer della ’ndrangheta che il giorno di Natale del 2018 avrebbe ucciso a Pesaro Marcello Bruzzese, fratello di un collaboratore di giustizia.

Candiloro è socio di minoranza, al 40%, di un laboratorio di pasticceria della città, realtà con una ventina di dipendenti estranea alla vicenda. Sposato con una donna straniera è padre di due figli. Alle spalle nessun precedente. «Non so cosa pensare. Siamo in società da tempo e amici. Mi chiedo se parliamo della stessa persona o se invece lui ha una doppia vita - si chiede il socio -. Mi sembra di vivere in un film». Nella palazzina dove Candiloro abita i residenti hanno ancora negli occhi le immagini del blitz di carabinieri e Finanza. «Preferisco non parlare» si limita a dire dal citofono la moglie.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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