Brescia e Hinterland

Il geologo bresciano che cerca carote di ghiaccio con lunga memoria

Alberto Carrera ha eseguito studi sul Gran Sasso e monitora i «rock glaciers» del Trentino
Alberto Carrera, geologo bresciano, insieme ad un collega - © www.giornaledibrescia.it
Alberto Carrera, geologo bresciano, insieme ad un collega - © www.giornaledibrescia.it

Il ghiaccio conserva la memoria di un passato lontano, fornisce informazioni preziose sullo stato del clima. E, se prelevato e conservato, può rivelarsi uno strumento utile per generazioni di scienziati. Lo sa bene Alberto Carrera, geologo bresciano specializzato in geofisica e dottorando all’Università di Padova, reduce da una spedizione sul Gran Sasso propedeutica proprio a prelevare «carote di ghiaccio» da trasportare nella «biblioteca del clima» allestita in Antartide e arricchire così la raccolta dei campioni dei ghiacciai di tutto il mondo.

«Il gruppo di ricerca di cui faccio parte porta avanti un progetto legato alla caratterizzazione di ambienti periglaciali e allo studio del permafrost gestito dal prof. Jacopo Boaga e dal mio collega Mirko Pavoni - racconta -. Essendo io un grande appassionato e frequentatore di montagne e ghiacciai (pratico arrampicata, alpinismo e sono istruttore di scialpinismo alla Ugolini di Brescia), non appena è stato richiesto il mio contributo tecnico e scientifico ho accettato».

Detto, fatto: la missione, che si è svolta alcuni mesi fa, ha visto coinvolte diverse istituzioni (Cnr-Isp, Università Ca' Foscari, Ingv, Università di Padova ..) ed è consistita in una serie di primi rilievi scientifici sul glacionevato del Calderone, sul Gran Sasso. L’obiettivo, chiarisce Carrera, «era identificare il punto con maggior spessore di ghiaccio compatto, per localizzare il carotaggio e l’estrazione di un campione il più indisturbato e lungo possibile». I prelievo è avvenuto successivamente: sulla «carota» destinata all’Antartide verranno eseguite analisi isotopiche utili a ricostruire la storia climatica del massiccio (temperatura, Co2 ..). E ancora: in estate il gruppo è stato impegnato nel monitoraggio dei rock glaciers (ghiacciai ricoperti da blocchi di roccia) sparsi tra il Trentino e l'alto Adige: «Abbiamo effettuato un esperimento mai realizzato prima al passo Sadole. E presto saremo in Val Senales a fare una caratterizzazione completa di un grosso rock glacier».

«Interrogare» il ghiaccio è strategico, soprattutto ora: «La mancanza di precipitazioni nevose che d’inverno alimentano i ghiacciai alpini e le elevate temperature riscontrate in quota, due elementi che caratterizzano il trend degli ultimi 50-100 anni, fanno sì che l’ablazione sia sempre maggiore e il volume dei ghiacci continentali diminuisca a vista d’occhio di anno in anno creando un enorme danno per l’ecosistema e le risorse idriche per l’uomo. Anche per questo monitoriamo i ghiacciai sepolti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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