C’è chi insegue le ambulanze a sirene spiegate perché ritenute strumenti mobili di un grande complotto, chi aggredisce gli infermieri nei corridoi degli ospedali e chi replica con disprezzo alle diagnosi scientifiche. L’anello oggi più importante della nostra catena è in pericolo e forse in pochi fuori dagli ospedali se ne sono accorti davvero.
Cosa sta accadendo in questo Paese? Nel più italico dei cliché, il sentimento muta con uno schiocco di dita. E assolutizza tutto: persone, professionisti, categorie professionali, persino la realtà circostante. Tra le tante rivelazioni offerte dall’epidemia, ricorre una delle più remote: siamo un Paese senza memoria, l’unico che riesce a passare dal romantico entusiasmo («i nostri angeli», «gli eroi») alla violenza, alla rabbia, al turbamento. Ma la schizofrenia sociale ha degli effetti che bruciano la pelle.



