Il Bigio in piazza continua a dividere: si scatenano ancora le polemiche

La statua è nuda. Ma la contrapposizione tra chi la vede ancora vestita di abiti ideologici e chi no non potrebbe essere più netta. Il colosso del Dazzi, conosciuto da tutti come «Bigio», è tornato a fare discutere in città. Il centrodestra, per voce della Civica di Fabio Rolfi, ha presentato in vista del Consiglio comunale del 24 luglio un ordine del giorno per la ricollocazione della statua in piazza Vittoria. Ma già in queste ore si scatenano le polemiche tra le forze politiche che siedono in aula.
Dopo la presa di posizione della sindaca Castelletti, secondo cui l’operazione rischia di essere divisiva, arriva la replica di Mattia Margaroli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Loggia: «L’arte è arte, non le va dato un valore politico che non ha. Il Bigio, così come l’Arengario, le Poste, o la piazza stessa, rappresenta semplicemente un’epoca. A Roma nessuno si è mai sognato di dire "abbattiamo il quartiere dell’Eur" solo perché è testimonianza dell’epoca fascista. E allora io dico: se un’opera è bella, perché non ricollocarla al suo posto originario? Potrebbe diventare motivo di vanto per la nostra città. Il mio invito è di levare le barricate politico-ideologiche, anche perché non esiste alcuna ondata di neofascismo».
Margaroli ricorda inoltre che per il restauro della statua «sono stati spesi parecchi soldi pubblici» e rimarca: «Oggi, passate decine di anni da quando è stato rimosso, il Bigio ha soltanto un valore artistico e culturale. E credo che anche la maggioranza se ne debba rendere conto».
Ipotesi museo
La maggioranza però, per bocca del capogruppo del Partito Democratico, Roberto Omodei, esprime una posizione ben diversa: «Io credo che si debba fare i conti con la storia, e non solo fino al 1932 dimenticandosi di quello che c’è stato dopo. Quella statua si chiama "Era fascista" ed era stata fatta rimuovere dal sindaco della Liberazione in quanto era invisa alla popolazione. Oggi come allora non è opportuna la collocazione in piazza Vittoria. Si può ragionare invece su possibili altre collocazioni, come in un museo, ma evitando che diventi un simulacro per nostalgici. Bisogna valutare bene i pro e i contro».
Ma perché proprio adesso un ordine del giorno sul Bigio? Omodei parla di «bandierina ideologica» e di «questioni identitarie»: «Più di tutto però io credo che l’Amministrazione comunale debba lavorare per tenere unita la città, in particolare in un momento che socialmente già non è facile». Di qui la conclusione: «La ricollocazione del Bigio è un tema posto male nel merito e nel metodo».
La discussione proseguirà in Consiglio, ma non serve certo la sfera di cristallo per prevedere un clima a dir poco rovente.
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
