I nuovi poveri a Brescia con il Covid: a 15mila serve cibo

Il coronavirus in meno di due anni ha scardinato ogni nostro precedente paradigma. Esponendo alla povertà migliaia di persone che mai avrebbero pensato di dover bussare alle porte della Caritas, dei Servizi sociali o delle decine di realtà - una settantina solo in città - che nel periodo dell’emergenza hanno distribuito pacchi alimentari a chiunque ne facesse richiesta. Una galassia che non permette di tracciare un bilancio netto, proprio perché le persone, e i numeri, sono sovrapponibili.
Di certo c’è che sono seimila le famiglie che hanno inoltrato domanda ai Servizi sociali del Comune per avere un sostegno alimentare attraverso i ticket, accedendo dunque ai fondi straordinari stanziati dal governo per l’emergenza legata alla pandemia. Della misura hanno beneficiato in cinquemila, pari a circa quindicimila persone.
Le richieste d'aiuto
Forme di sostegno che si sono sovrapposte in uno sforzo straordinario e che si sono diffuse capillarmente sul territorio, arginando un fenomeno dilagante. Dando risposte. Le stesse che sono state date dalla Caritas diocesana e dalla rete delle Caritas parrocchiali. Nel primo tremestre del 2020 le richieste di aiuto sono aumentate del 30%, pari a 1.300 persone che si sono trovate subito in difficoltà nel primo lockdown. Di queste, circa ottocento non avevano mai bussato alle porte della Caritas. La percentuale, poi, è scesa al 20% e tale è rimasta. Un dato più contenuto rispetto a quello nazionale - il Rapporto Caritas diffuso ieri parla di un aumento del 44% di persone che si rivolgevano ai servizi per la prima volta nel 2020 - ma comunque preoccupante per una realtà come la nostra.
Chi si rivolge ai centri
«È presente una forte area di vulnerabilità con persone che in situazioni normali non verrebbero mai in Caritas perché la considerano l’ultima spiaggia - spiega Marco Danesi, vicedirettore Caritas diocesana -. Tra questi che hanno fatto riferimento a noi per la prima volta, ci sono molte famiglie con figli, in prevalenza italiane. Dall’inizio dell’anno scolastico è aumentata del 50% la richiesta di aiuti economici per la scuola dei ragazzi. Gli immigrati sono diminuiti anche perché all’inizio della pandemia le mogli e i figli sono tornati nei Paesi d’origine». Un dato, questo, confermato anche da Marco Fenaroli, assessore ai Servizi sociali del Comune: delle cinquemila famiglie che un anno fa hanno presentato domanda per accedere agli aiuti straordinari legati alla pandemia, settecento sono emigrate.
La situazione negli ultimi mesi
«È scesa la pressione delle richieste, ma i numeri rimangono molti più alti rispetto al periodo prepandemia - continua Danesi -. Per le famiglie ci sono spese incomprimibili da affrontare con lavori precari o in cassa integrazione. Siamo in una fase molto delicata: qualcosa si sta muovendo, ma a trovare un’occupazione sono soprattutto persone con competenze. Gli altri restano fuori. Magari trovano qualcosa che dà loro un po’ di respiro poi, dopo sei mesi, tornano da noi». Vite trasformate in elastici, fuori e dentro situazioni di umiliante povertà. Ancora difficile, per loro, riuscire a fare il salto.
«Oltre alle famiglie con figli, incontriamo anche molti adulti-anziani che si sono trovati disoccupati nella parte finale del loro percorso lavorativo - continua Danesi -. Per loro è difficile trovare un impiego stabile: lavorano per poco tempo, poi di ritrovano di nuovo in difficoltà. Una situazione a fisarmonica che difficilmente potrà trovare una stabilizzazione e, per molti, l’età della pensione è ancora lontana». Elastici, fisarmoniche. Emblemi di una precarietà diffusa in attesa che ora, superata la fase dell’emergenza pur nella consapevolezza che non è opportuno sottovalutare un virus che circola ancora, la ripresa economica abbia ricadute stabili sul mercato del lavoro. «Ci sono altri elementi che ci preoccupano molto - aggiunge Francesca Megni dell’assessorato ai Servizi sociali -: si tratta del termine dei blocchi dei licenziamenti, che arriverà malgrado le proroghe, e quello del blocco degli sfratti. Quando queste bombe esploderanno, non potremo trovarci impreparati».Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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