Gli ospedali bresciani devono raddoppiare i posti Covid

L’input della Regione non ammette deroghe: entro domani vanno attivati 625 letti in più
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PIU' POSTI COVID NEGLI OSPEDALI
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Gli ospedali bresciani hanno quarantotto ore di tempo per riconvertire altri 625 posti in letti per accogliere malati di Covid-19. Ordine della Regione.

Dunque, bisogna essere pronti un giorno prima rispetto alle iniziali indicazioni della Regione che aveva indicato nel 18 novembre la data in cui l’ipotesi di incremento avrebbe dovuto concretizzarsi. Ed è un ripiombare nei giorni bui di quasi nove mesi fa, quando la quasi totalità dei posti dei nostri ospedali era occupata da pazienti Covid.

«Oggi non è però paragonabile ad allora» si sente ripetere nelle corsie degli ospedali da chi ha vissuto nel periodo peggiore della crisi sanitaria, eroe suo malgrado di una pandemia che sta logorando le nostre vite.

Facendoci spesso dimenticare che c’è tutto un mondo intorno al numero dei contagi, ai decessi, alla saturazione degli ospedali. Un mondo fuori, certamente, ma che spesso ha bisogno di entrare negli ospedali e farsi curare per malattie diverse da Covid-19.

Durante la prima ondata, se si escludono le patologie il cui esito dipende dal tempo intercorso tra i sintomi e l’intervento di medici e chirurghi, quelle sospese sono state centinaia di migliaia anche nella nostra provincia. Non per tutti è stato possibile portare a termine il non facile recupero iniziato durante l’estate. Ed ora il rischio è di rinviare ancora temendo, con buone ragioni, che diagnosi e trattamenti tardivi presenteranno anch’essi il conto in termini di salute e di vite umane perdute.

 

La Regione Lombardia chiede nuovi posti Covid - Foto © www.giornaledibrescia.it
La Regione Lombardia chiede nuovi posti Covid - Foto © www.giornaledibrescia.it

 

È questa la ragione per cui, alla richieste della Regione - certamente motivate dall’aumento dei contagi complessivi soprattutto nella zona occidentale della Lombardia, anche se Brescia con i suoi 644 nuovi positivi di ieri è nel pieno della partita - i direttori generali delle Asst e degli ospedali privati accreditati del Bresciano cercano soluzioni che garantiscano una continuità di cure anche per la maggior parte degli altri malati.

Dalla direzione Welfare la richiesta fatta agli ospedali Hub (il Civile è tra questi e in esso si privilegia l’attivazione di degenze intensive, semintensive e acute) è di mettere a disposizione il 30% dei posti letto attivi nella fase pre-Covid. Alle strutture che non sono Hub (degenze acute con minori intensità di cura e sub acute) la disponibilità deve essere del 50%. Contestualmente, ci deve essere anche un incremento graduale dei posti in terapia intensiva che verranno gradualmente attivati in base alle necessità. Un obiettivo che si sta raggiungendo riunione dopo riunione, cercando di mantenere salda la barra nei confronti di malati che hanno patologie che richiedono cure non rinviabili, in primis gli oncologici.

Il problema del personale - in questa fase in parte anche bloccato per positività al coronavirus - rimane uno dei temi che gravano in modo significativo sulla riorganizzazione del lavoro in fase emergenziale. Per questo, se serve, il pubblico è autorizzato ad avvalersi anche dell’aiuto di specialisti ed operatori esterni.

«Per almeno due settimane l’attenzione prioritaria deve essere riservata ai pazienti Covid, senza dimenticare gli altri». Questo l’invito dai vertici della Sanità lombarda. Una dichiarazione suffragata dalle proiezioni degli epidemiologi in base alle quali nei prossimi giorni l’esigenza di offerta assistenziale ospedaliera è di circa 4.500 letti in aree che offrono diverse intensità di cura. La ricerca, tuttavia, riguarda soprattutto disponibilità di letti ordinari o subintensivi.

In città, Fondazione Poliambulanza rimane ospedale di riferimento per la cardiochirurgia, mentre il Civile lo è per cinque gruppi di patologie tempo-dipendenti quali stroke, trauma, infarto acuto, chirurgia vascolare e cardiochirurgia. Al Civile la difficoltà della resistenza è in parte mitigata dall’attesa dell’apertura entro fine mese dei primi due reparti solo Covid in Scala 4 (64 posti letto), cui seguiranno altri tre, gradualmente pronti entro fine anno per un totale di 170 posti altamente tecnologici.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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