Turni massacranti e stipendi inadeguati si sommano a ripetute denunce e aggressioni fisiche. Potrebbero essere sintetizzate in queste poche righe le motivazioni che spingono i giovani medici neolaureati a non iscriversi ad alcune specialità che richiedono un supplemento di rischio rispetto alla pur già complessa professione di medico. È sufficiente come spiegazione? Solo in parte, perché la cosiddetta «crisi vocazionale» è smentita dai numeri: al test per accedere a Medicina a Brescia, 229 posti disponibili, si sono iscritti 1.262 neodiplomati. Certo, per molti è stato solo uno dei tentativi per accedere a corsi di laurea a numero chiuso, ma non per questo privo di attrazione e interesse verso la disciplina nel suo complesso.
Cosa accade, dunque, quando si tratta di scegliere la Scuola di specializzazione che definirà il profilo futuro di una persona che ha investito sei anni della sua vita in uno dei percorsi di studio più impegnativi tra quelli del nostro ordinamento universitario?



