Febbre del Nilo: nel Bresciano quattro casi, uno è molto grave

Gli undici malati lombardi risiedono, oltre che a Brescia, nelle province di Lodi, Cremona e Mantova
La febbre del Nilo viene contratta con la puntura di alcune zanzare
La febbre del Nilo viene contratta con la puntura di alcune zanzare
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Quattro bresciani sono state infettati dal West Nile Virus. Di questi, uno è ricoverato in ospedale in gravi condizioni ed un altro è stata riscontrato positivo al virus durante i controlli effettuati prima della donazione del sangue. Degli undici casi confermati in Regione Lombardia, dunque, quattro sono bresciani. I gravi sono quattro su undici e sono ricoverati con sintomatologia neurologica quale meningoencefalite; tre persone hanno febbre alta e quattro (di cui una bresciana) sono donatori asintomatici identificati attraverso lo screening sulle sacche di sangue.

Tutti i donatori della provincia di Brescia, ma anche di altre province del Veneto, del Friuli e del Piemonte, prima di donare il sangue vengono sottoposti al test specifico per verificare una eventuale positività al virus. In alternativa, i donatori che hanno soggiornato anche solo per una notte nelle province in cui circola il virus non possono donare per 28 giorni.

La diffusione

Le persone infettate dal West Nile Virus risiedono, oltre che a Brescia, a Cremona, a Lodi e a Mantova. Attraverso la sorveglianza entomologica il virus è stato trovato nelle zanzare di quasi tutte le province lombarde, ad esclusione di Monza, Lecco, Bergamo e Sondrio. Il sistema integrato umano-veterinario sulla circolazione del virus prevede il monitoraggio sia delle infezioni nelle zanzare (sorveglianza entomologica) sia negli equidi, sia negli uccelli oltre, ovviamente, ai contagi negli esseri umani. Serbatoi del virus.

I serbatoi del virus sono uccelli selvatici e zanzare le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

I sintomi

La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Essi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave. Come spiegano gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità, i sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

La diagnosi

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale. Gli anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. In alternativa la diagnosi può anche essere effettuata attraverso Pcr (proteina C reattiva che è indice di infiammazione) o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale.

La terapia

Per curare l’infezione causata dal West Nile Virus non esiste una terapia spefica. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno, al massimo qualche settimana. I più gravi vengono ricoverati in ospedale e curati con fluidi intravenosi e respirazione assistita. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma ad oggi la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

La prevenzione

Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente: usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto;usando delle zanzariere alle finestre; svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante; cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali e tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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