I mesi di aprile e maggio potrebbero far registrare qualche pioggia e già questa può essere una buona notizia. «Qualche speranza c'è». A dirlo è Paolo Corazzon, meteorologo di 3B Meteo, intervistato da Clara Piantoni per il tg di Teletutto a margine della conferenza «Diamo luce alla meteorologia», organizzata a Brescia in occasione della Giornata meteorologica mondiale e ospitata dal campus dell'Università Cattolica. «Il problema è che le estati sono sempre più roventi e inverni sempre più miti quindi la paura che anche questa estate ci farà sudare parecchio».
L'occasione
Corazzon si è rivolto a una platea di giovani studenti universitari, ma anche a ragazzi delle scuole superiori, parlando loro del futuro del clima e del pianeta Terra, con i cambiamenti che si fanno sempre più sentire. A partire dalla siccità, che ormai da un anno e mezzo sta tenendo in scacco anche la Pianura Padana. Tra l’altro, il recente studio «The Lancet Planetary Health» di Cbs News, è emerso che sono proprio i più giovani ad essere i più preoccupati per il cambiamento climatico. Dalla ricerca emerge infatti che il 59% della Gen Z e dei Millennial è «molto o estremamente preoccupato». Un dato che si ripercuote anche sull'interesse crescente verso la meteorologia e l'evoluzione dei fenomeni atmosferici.
Alla conferenza di UniCatt si è parlato anche del «carbonsink», una delle strategie possibili per abbattere l’anidride carbonica in atmosfera, sfruttando la fotosintesi delle foreste. Così Giacomo Gerosa, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: «Le foreste è vero che rimuovono con fotosintesi, ma solo quando crescono, quindi la comunicazione dovrebbe essere un po' più corretta e quindi considerare foreste in accrescimento e non quelle adulte, come si è fatto nel protocollo di Kyoto».
La materia
Ai giovani è stato rivolto un invito ad approfondire una materia, la meteorologia, che può garantire sbocchi lavorativi interessanti ed immediati, ma che presuppone un impegno a comunicare in maniera chiara, puntale e senza sensazionalismi. Anche perché le previsioni, quelle serie, possono offrire indicazioni importanti a chi pianifica le politiche ambientali e gestisce risorse preziose come l'acqua. «Perché in base alle previsioni si può capire quanta ne manca, quanta è in arrivo e gestire meglio la risorsa d'acqua, abbandonata a se stessa negli ultimi anni, con una perdita che ha raggiunto il 50% delle fonti che abbiamo. Sicuramente c'è bisogno di interventi strutturali, ma anche la meteorologia può dare contributo notevole».
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