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Brescia e Hinterland

LO SCENARIO

Emergenza Covid: per Ricciardi si potrà allentare con i vaccini


Brescia e Hinterland
18 ott 2021, 08:17
Una partita di vaccini Pfizer - Foto Ansa  © www.giornaledibrescia.it

Una partita di vaccini Pfizer - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Con il 90% di vaccinati lo stato di emergenza si potrà attenuare». A dichiararlo pubblicamente è Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza. Il 90%? Andiamo a rivedere la percentuale di persone con il ciclo vaccinale completo nella nostra provincia, pur consapevoli che il virus se ne fa un baffo dei confini provinciali e regionali. E anche di quelli nazionali, e l’esperienza ce lo insegna, ma restringiamo il campo nella realtà in cui possiamo incidere con il nostro comportamento. Che, fino ad oggi, è stato più che virtuoso: la media regionale di chi ha ricevuto prima e seconda dose di vaccino anti Covid-19 è pari all’88,78%; la media bresciana è pari all’88,68%.

Percentuali molto altre anche nelle due fasce di età agli antipodi nel Bresciano: è vaccinato il 93,06% degli over 80 e l’88,45% nella fascia 12-19. I meno coperti, pur con percentuali molto alte, sono quelli che hanno tra i trenta e i 39 anni: si fermano all’84,62% (qui il resoconto aggiornato sulla campagna vaccinale anti Covid-19).

Il passo dalla copertura vaccinale all’obbligatorietà del Green pass è breve. Su questo, lo stesso Ricciardi dichiara: «La misura ha già rivelato la sua efficacia e la dimostrerà ulteriormente, come è successo in Danimarca. Ci permetterà di tornare alla normalità e svolgere in sicurezza le attività al chiuso, alle quali non parteciperanno soggetti infetti e contagiosi». Per Ricciardi, «a protestare contro il Green pass è una minoranza. Come si è visto non riescono a comprendere quanto questa pandemia sia pericolosa. Se non tuteliamo la salute e l’economia, cioè il lavoro, ci troviamo nei guai. Invece noi siamo tra i migliori al mondo in questo senso».

La prospettiva sul Green Pass

Dunque, con il 90% di vaccinati la misura potrà essere rivista? «Sicuramente quella percentuale ci porrà in una condizione di maggiore serenità. Non è sufficiente a eradicare il coronavirus perché i bambini non sono ancora coinvolti nella campagna ma comunque darà un contributo straordinario alla sicurezza. Già adesso il problema sta diventando individuale e non collettivo, il sistema sanitario non è sotto pressione. Quindi il 90% va bene - dice - ma quando si potranno vaccinare anche i bambini dovremo mantenere la stessa copertura sul totale della popolazione».

Stato di emergenza

Mentre sulla possibilità di togliere lo stato di emergenza che scade a fine anno spiega: «Diciamo che ci avviamo per lo meno a una situazione di sicurezza, anche se la pandemia non è finita. Quindi il nostro stato di emergenza pian piano si potrà attenuare. Siamo però circondati da Paesi che non hanno le nostre stesse coperture. Basti pensare ai Paesi dell’Est, dai quali giungono dati drammatici sul numero dei contagiati, ma non possiamo dimenticare il resto del mondo con aree intere in cui la percentuale di copertura vaccinale non è nemmeno a due cifre. Ne usciremo quando tutti saremo vaccinati».

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I più fragili hanno meno anticorpi

Ci sono persone, tuttavia, che pur avendo terminato il ciclo vaccinale, non hanno una risposta immunitaria sufficiente e per loro (immunodperessi e trapiantati) è iniziata da quasi un mese la possibilità della terza dose addizionale, da effettuare a 28 giorni dalle prime due. Infatti, 3 pazienti immunodepressi su 10 non rispondono al vaccino anti SarsCov2. Sette su 10 sviluppano anticorpi e linfociti specifici contro il virus, soprattutto dopo la seconda dose, ma in quantità inferiori rispetto alle persone sane. Il dato emerge da 3 studi condotti dai ricercatori dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù su tre diverse categorie di soggetti vulnerabili: pazienti affetti da immunodeficienza primitiva, pazienti sottoposti a trapianto di cuore-polmone e un gruppo con trapianto di fegato-rene. Scrivono i ricercatori dell’ospedale romano: «I risultati indicano la necessità di accrescere il livello di protezione dei più fragili con dosi di richiamo».

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