Il processo ora può davvero iniziare. Il via libera arriva da Roma, dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha inviato alla Procura generale di Brescia il provvedimento di rinnovazione dibattimentale per l’omicidio di Sana Cheema, la 25enne di origini pakistane e cittadina italiana, cresciuta nel quartiere Fiumicello a Brescia e, secondo le indagini, uccisa in patria nell’aprile del 2018 per aver detto no alle nozze combinate.
Imputati davanti alla Corte d’Assise sono il padre Mustafa Ghulam, 60 anni, e il fratello Adnan Cheema, 35 anni, che non vivono più in Italia. «È ipotizzato il reato di omicidio politico perché riteniamo che ci sia stata una violazione sia dell'interesse politico dello Stato che il diritto politico del cittadino» ha spiegato il procuratore generale Guido Rispoli che rappresenta l’accusa in aula dopo che il suo predecessore Pierluigi Maria Dell’Osso aveva avocato l’inchiesta sulla morte della giovane di origini pakistane.
In presenza della contestazione di un delitto politico è necessario però che il rinnovamento del giudizio sia preceduto della richiesta del ministro della Giustizia. Che ora è arrivata. «Sarà valutato dal giudice se c'è la responsabilità dei due imputati» ha commentato il procuratore generale Rispoli. «Mi pare molto importante - ha concluso - che il ministro della Giustizia pur con un processo celebrato in Pakistan e concluso con l’assoluzione abbia richiesto all'autorità giudiziaria di rinnovare il dibattimento in Italia».




