Per metabolizzare tutto quello che ha visto laggiù Ramon Chiodi ha scritto un libro. Nel titolo - dove il tempo si è fermato - la sintesi di quello che è ora l’Afghanistan. Di quello che era ai tempo dell’invasione russa ma, ancora più a ritroso, di come si sarebbe presentato ai viaggiatori dell’Ottocento: il fascino di una natura quasi assoluta e quello di una popolazione che è rimasta «incontaminata», soprattutto nelle aree rurali. Una «purezza» che soffre, pesantemente, del suo rovescio, ovvero di una povertà diffusa. E non solo di mezzi materiali, ma anche di saperi, di tecnologia, di visione del futuro.
Il giro del mondo
Ramon Chiodi ha trent’anni e ha deciso di fare il giro del mondo in sella alla sua moto, una Honda XR 650 da enduro. In Afghanistan è entrato ovviamente via terra da Islam Qala, porto ufficiale di ingresso dall’Iran. Nessun problema di visto anche perché, racconta, «l’ambasciata non è più sovvenzionata dal regime dei talebani e, dunque, si sostenta proprio rilasciando visti».



