Da Brescia all’Afghanistan dei talebani, in moto dove il tempo s’è fermato

Ramon Chiodi ha percorso tutto il paese in tre settimane e racconta il suo viaggio in un libro
Ramon Chiodi durante il suo viaggio in moto in Afghanistan © www.giornaledibrescia.it
Ramon Chiodi durante il suo viaggio in moto in Afghanistan © www.giornaledibrescia.it
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Per metabolizzare tutto quello che ha visto laggiù Ramon Chiodi ha scritto un libro. Nel titolo - dove il tempo si è fermato - la sintesi di quello che è ora l’Afghanistan. Di quello che era ai tempo dell’invasione russa ma, ancora più a ritroso, di come si sarebbe presentato ai viaggiatori dell’Ottocento: il fascino di una natura quasi assoluta e quello di una popolazione che è rimasta «incontaminata», soprattutto nelle aree rurali. Una «purezza» che soffre, pesantemente, del suo rovescio, ovvero di una povertà diffusa. E non solo di mezzi materiali, ma anche di saperi, di tecnologia, di visione del futuro.

Il giro del mondo

Ramon Chiodi ha trent’anni e ha deciso di fare il giro del mondo in sella alla sua moto, una Honda XR 650 da enduro. In Afghanistan è entrato ovviamente via terra da Islam Qala, porto ufficiale di ingresso dall’Iran. Nessun problema di visto anche perché, racconta, «l’ambasciata non è più sovvenzionata dal regime dei talebani e, dunque, si sostenta proprio rilasciando visti».

Ramon, il viaggiatore, sa che è pericoloso generalizzare e, dunque, parlare genericamente di Afghanistan significa non raccontare correttamente il Paese. «Che rimane, comunque, un Paese molto difficile» aggiunge. «Gli americani hanno lasciato l’Afghanistan nell’agosto del 2021 dopo vent’anni durante i quali erano presenti soprattutto nelle principali città, non nelle campagne in cui la legge veniva dettata dai talebani, soprattutto nelle aree di etnia pashtun - continua -. Se penso ad Herat, è di certo la città più aperta, crocevia di mille presenze, in particolare di chi tenta di lasciare il Paese per emigrare verso occidente. Ad impressionare, quasi ovunque, è la presenza di moltissimi bambini per le strade che cercano qualcosa da mangiare, magari anche solo un filo d’erba da strappare ai bordi delle strade sterrate. Fino ai nove anni circa si vedono anche le bambine, poi più. Spariscono, come le donne nascoste dal burqa. A Kandahar è peggio, perché le donne nemmeno possono uscire di casa. Comunque, sono stato in Aghanistan tre settimane, ho percorso 2.500 chilometri da un punto all’altro del Paese e non ho mai parlato con una donna. Mai. A volte riuscivo a fotografarne alcune, rischiando moltissimo». Foto rubate, come tutte, del resto.

Foto di gruppo tra Kandahar e Ghazni
Foto di gruppo tra Kandahar e Ghazni

Controlli serrati

I controlli erano serrati e un giorno, proprio per aver fotografato, Ramon è stato anche schiaffeggiato. Minimizza: «Nulla, è stato un episodio isolato a fronte di una grandissima ospitalità, di un grande senso della famiglia, di un grande rispetto per gli anziani e, paradossalmente, per le donne. Sì, perché loro nemmeno di pongono il problema, certi che questa loro estrema tutela, anche dall’istruzione, sia un gesto d’amore».

Ogni città è diversa dalle altre, ogni zona ha caratteristiche differenti. Per percorrerle, Ramon aveva bisogno di permessi specifici anche se ai posti di blocco - ce ne sono tantissimi - i talebani non davano molto peso a questi permessi, diffidenti verso un turista europeo. «Non sono abituati a vederne e pensavano che fossi una spia. Poi, per provocarmi, mi dicevano: perché sei qui, se voi occidentali pensate che siamo tutti terroristi?».

Un vecchio carro armato abbandonato dall’Armata Rossa
Un vecchio carro armato abbandonato dall’Armata Rossa

Analfabetismo

Ramon ha trovato un Paese insicuro e corrotto dove la maggior parte della popolazione, in buona parte analfabeta, non ha ancora capito perché c’è stata l’invasione dei russi, poi talebani, agli americani e di nuovi i talebani. Ramon conclude: «Difficile vedere qualcuno sorridere. Tutti hanno il fiato sul collo di regole folli che calpestano ogni diritto e sono pessimisti per il futuro. Meglio, rassegnati, come chi in auto, o a bordo di vecchi enormi camion, da Kabul si dirige al nord. Migliaia di chilometri attraversando il traforo del Salang, il più alto valico di montagna nella catena dell’Hindu Kush, costruito sessant’anni fa Dall’Unione Sovietica. Era sterrata nel 1964, è sterrata anche oggi». 

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