Qualche amministratore è rimasto tra l’esterrefatto e l’interdetto: «Macchè desertificazione, figuriamoci!». Quasi a voler sfoderare uno spauracchio per scacciare il (paese) fantasma. Ma i parroci - che più di tutti detengono il polso della situazione delle comunità territoriali - hanno bene in testa numeri e proporzioni su due fronti chiave: funerali e battesimi. Vincono, nettamente, i primi. È una grande slavina alla quale l’emergenza Covid ha messo il turbo quella che racconta del crollo demografico del nostro Paese, una sottrazione costante che rischia di creare «città invisibili» e di causare lo spopolamento di interi borghi bresciani. E per alcuni territori - se non si mette alla svelta in campo un carnet di contromisure strutturali - le lancette dell’estinzione corrono più velocemente di quanto ci si possa immaginare. Per capirlo basta il primo macro dato, ossia quello sul capoluogo: Brescia rischia di scomparire nell’arco di poco più di tre secoli, 324 anni per l’esattezza.
Lo studio
A fornire la suggestione per primo è stato l’articolo di approfondimento pubblicato da The Lancet (una tra le più autorevoli riviste di medicina a livello internazionale), uno studio che rovescia completamente l’idea del nostro futuro. In sostanza, mettendo in relazione i diversi parametri - con tanto di algoritmi e proiezioni che prendono in esame tutti i dati Istat, incluso il tasso di natalità - si certifica che la più grande crisi che ci si troverà a dover affrontare (oltre alla scarsità delle risorse, legata ai cambiamenti climatici) sarà la mancanza delle giovani leve. Perché senza bambini, il progresso - demografico, sociale, tecnologico - si interrompe.




