Covid, prima fase del vaccino a Brescia: 33.100 coinvolti

Si tratta di personale sanitario di ospedali e Rsa e degli anziani ospiti delle stesse case di riposo
Si nutrono molte aspettative nei confronti del vaccino
Si nutrono molte aspettative nei confronti del vaccino
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Sono 33.100 i medici, gli infermieri, il personale sanitario di ospedali ed Rsa e gli anziani ospiti delle stesse Rsa ai quali, per primi nel Bresciano, verrà offerta l’opportunità di vaccinarsi per evitare di ammalarsi di Covid-19. La scommessa, ora, è sul numero delle adesioni che le autorità sanitarie si auspicano molto alte, unica strada per raggiungere quell’immunità di gregge in grado di proteggere sia i vaccinati sia coloro che non possono esserlo. «Per raggiungerla devono vaccinarsi 42 milioni di italiani» è la stima di Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione del ministero della Salute. Pari al 70% del totale della popolazione che, nel Bresciano, corrisponde a circa 840mila persone.

La macchina organizzativa è partita ed è nel pieno della sua corsa: medici, infermieri, operatori sociosanitari dipendenti dagli ospedali pubblici e privati accreditati e dalle Rsa, ma anche medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, sono invitati via mail a dare la loro eventuale adesione volontaria alla vaccinazione anti-Covid. Chi vorrà vaccinarsi deve rispondere ad un link inviato con la mail. Contestualmente, la richiesta è stata fatta anche a tutti gli ospiti delle Rsa. La risposta, per la maggior di loro, deve essere data da un familiare o, in mancanza, dall’amministratore di sostegno.

Quel che è certo è che entro venerdì 18 - ma in Regione si auspicano anche molto prima - da Brescia a Milano e da Milano a Roma (la gestione della campagna vaccinale anti-Covid è centralizzata) dovrà essere inviato il numero complessivo di persone da vaccinare cui seguirà l’elenco nominativo con il consenso informato.

Il numero totale delle 33.100 persone che potrebbero essere coinvolte nella prima fase tra Brescia e provincia è così suddiviso: 14.000 sono gli operatori sanitari degli ospedali pubblici (solo l’Asst Spedali Civili ne ha 5.500); 5.400 quelli degli ospedali privati accreditati; il personale delle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) è pari a 6.500 persone, mentre gli ospiti anziani delle strutture sono 6.300. A questi numeri iniziali, devono essere aggiunti anche quelli dei medici di medicina generale e dei pediatri che nel Bresciano sono pari a circa 900 persone. Il personale sanitario verrà immunizzato nelle sedi e nei centri vaccinali delle strutture in cui opera. Lo stesso per gli anziani, che non dovranno spostarsi ma che verranno raggiunti da un’unità mobile composta da un medico ed un infermiere. Queste, almeno, le indicazioni del Piano nazionale.

Immediatamente dopo la prima fase - l’inizio entro metà gennaio, anche se dal ministero non escludono un V-Day comune a tutti i Paesi membri dell’Unione europea che potrebbe essere fissato già per il 6 gennaio - inizierà la vaccinazione degli anziani con più di ottant’anni (circa 17.500 gli aventi diritto) cui seguirà il reclutamento - sempre gratuito e volontario - delle persone con un’età compresa tra i 60 e i 79 anni (oltre 44mila nella nostra provincia). Contestualmente, saranno coinvolte anche le persone fragili per patologia e non per anagrafe. Se la campagna non subirà intoppi, dopo la metà di aprile i vaccini saranno offerti alla popolazione generale.

«L’obiettivo - sostiene Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità - è di terminare la campagna vaccinale entro settembre». Il programma dettagliato, tuttavia, deve ancora fare i conti - se così si può dire - con la decisione dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, che deve valutare i dati sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino prodotti dall’azienda. La prima in campo il 29 dicembre sarà la Pfizer-Biontech, seguita il 12 gennaio da Moderna. Ma si punta ad una accelerazione, soprattutto dopo che in molti Paesi - Gran Bretagna inclusa - la campagna vaccinale è già iniziata

L’Agenzia europea dei medicinali fa sapere che, oltre ai vaccini prodotti da Pfizer e Moderna, sta analizzando i dati anche di quelli di Janssen ed Astra-Zeneca anche se, per quest’ultima, la disponibilità delle dosi non dovrebbe esserci prima del prossimo giugno. La domanda che molti si pongono, al di là della sicurezza e dell’efficacia (per Pfizer superiore al 95%) riguarda anche l’obiettivo del vaccino: cosa previene? La risposta dalle autorità regolatorie europee: «A circa venti giorni dalla prima, viene inoculata la seconda dose del vaccino e servirà circa un mese per avere una copertura completa. Questo significa che la persona può infettarsi, ovvero risultare positiva al Sars-Cov-2, ma non ammalarsi, ovvero non sviluppare la Covid-19 che è la malattia causata dal virus». Ed è questa, al momento, una delle ragioni per cui le autorità sanitario hanno scelto di immunizzare le persone più anziane prima dei giovani. Proprio perché il vaccino protegge dalla malattia, con le conseguenze anche drammatiche che essa causa su persone fragili.

 

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