Covid, negli ospedali bresciani 470 operatori sanitari positivi

Trivelli: «Situazione grave, i contagi sono in espansione, decisivi i prossimi 10 giorni»
Un paziente Covid viene curato in un retaporto di terapia intensiva - © www.giornaledibrescia.it
Un paziente Covid viene curato in un retaporto di terapia intensiva - © www.giornaledibrescia.it
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Va leggermente meglio, ma il virus continua a circolare e, soprattutto, continua a circolare velocemente.

La spia che lascia alta l’allerta è il dato che emerge dagli ospedali: ben 4mila gli operatori sanitari risultati già positivi al coronavirus: di questi, 470 erano al lavoro nelle corsie dei presidi bresciani. Un numero che di certo non rassicura, specie se si considera che a metà marzo a livello regionale gli operatori sanitari positivi erano poco più di duemila.

Anche se va ricordato che in quelle settimane, sul principio della prima tempesta perfetta, il numero di tamponi effettuati al personale medico e infermieristico e non era di gran lunga inferiore a quello attuale. A rilanciare l’appello alla cautela e a non abbassare la guardia è il direttore generale dell’assessorato al Welfare della nostra Regione, che parla di allarme. «Negli ospedali della Lombardia la situazione è molto grave: anche se l’Rt sta scendendo purtroppo è sempre ancora molto alto, questo significa quindi che i contagi si stanno espandendo» rimarca Marco Trivelli. Che punta i fari proprio sui presidi ospedalieri: «Abbiamo più di quattromila operatori oggi assenti dai turni perché positivi, quindi il sistema ospedaliero è più in difficoltà per questa ragione» sottolinea Trivelli riferendosi al personale contagiato nei nosocomi, un chiaro segnale - secondo il direttore generale - di come la Lombardia sia l’epicentro della pandemia anche in questa seconda ondata.

Quanto ai ricoveri, su base regionale, «attualmente abbiamo circa 8.500 pazienti Covid degenti e 16mila non-Covid» aggiunge il dg, ma «dopo la soglia dei 9mila letti (occupati da pazienti positivi) le difficoltà gestionali aumenteranno sicuramente. Per questo dico che la soglia di difficoltà è molto vicina». Specie, perché «dobbiamo pensare che nessuno può aiutarci, le risorse per la Regione Lombardia sono quelle che sono, sia all’interno degli ospedali sia al di fuori. Quindi dobbiamo essere noi a gestirci con oculatezza, la prima consapevolezza deve essere questa» specifica, ancora, Trivelli.

Quale la soglia temporale più delicata? Quella che abbiamo davanti a noi, a stretto giro. «In questo momento - chiarisce il direttore generale della Lombardia - il nostro tema sono i prossimi tre mesi e, in particolare, i prossimi dieci giorni, che sono difficilissimi per tutta la regione. Se il vaccino anti-Covid arrivasse - conclude - noi saremmo in grado di somministrarlo rapidamente. Però, adesso, non è questo il tema da porsi». Parole di allerta, quelle di Trivelli, che risuonano anche per voce dei vertici dell’Istituto superiore di sanità. Dove oramai tutte le Regioni sono classificate a rischio alto di «un’epidemia non controllata e non gestibile sul territorio» o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. La maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario 3, ma sono in aumento le Regioni e le province autonome in cui la velocità di trasmissione è già sovrapponibile a uno scenario 4 e la situazione è, secondo l’Iss «ormai complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio con criticità evidenti in numerose aree».

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