Come l'accorpamento di reti rischia di annullare lo sconto in bolletta per i bresciani

Prezzi più bassi in bolletta dall’anno prossimo? Per i bresciani qualche possibilità ci sarebbe, ma tanta è l’incertezza. Con la fine del mercato tutelato prevista nel 2024, infatti, nuovi scenari si aprono sul fronte dei consumi di energia: le nuove tariffe regolate da Arera (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) che entreranno in vigore il 1° gennaio, prevedrebbero una riduzione di circa il 30% sulla tariffa applicata attualmente da A2A.
Una buona notizia, ma vera solo in parte. La stessa Arera, infatti, nel punto 7.4 del documento che propone le formule da applicare, prevede che nella fase di prima applicazione delle nuove tariffe - ovvero per tutto il 2024 - i gestori possano «aggregare reti non interconnesse anche se non ubicate nel medesimo Comune». Tradotto: (anche) A2A potrebbe accorpare le proprie reti sparse per l’Italia, Brescia compresa, e uniformare anche le relative tariffe in bolletta.
Gli ambientalisti
Per la sezione cittadina di Legambiente questo accorpamento di reti, pur concesso dall’ente regolare, azzererebbe il potenziale risparmio nelle tasche dei bresciani, «anzi, potrebbe addirittura aumentare il costo», spiega il presidente di Legambiente Brescia Danilo Scaramella. La richiesta degli ambientalisti, rivolta tanto alla multiutility quanto alla Loggia, è quindi quella di garantire ai bresciani tariffe uniche rispetto alle altre reti gestite da A2A e di «non far pagare loro una quota di riscaldamento per i residenti di altre città».«Chiediamo - dichiara Scaramella - che l’Amministrazione, che detiene il 25% delle azioni di A2A, intervenga sulla dirigenza per scongiurare l’accorpamento, che diverrebbe un modo per far pagare ai cittadini bresciani una quota di riscaldamento per i residenti in altre città». Anche perché - ricordano sempre gli ambientalisti - i bresciani subiscono un servizio di smaltimento dei rifiuti che va molto al di sopra della propria produzione. Per l’associazione green si tratterebbe dunque di una sorta di risarcimento nella città che ospita il termoutilizzatore più grande d’Italia.
La multiutility
Da A2A fanno invece sapere che le tariffe applicate su tutti i territori sono competitive e vantaggiose rispetto ai vettori alternativi disponibili sul mercato (come caldaie o pompe di calore elettriche) ma al momento la dirigenza non entra nel merito; l’azienda vuole però ricordare l’impegno per la decarbonizzazione di tutte le 22 reti di teleriscaldamento gestite, attingendo ad ogni possibile calore di scarto, con l’obiettivo di arrivare al 70% di fonti non fossili.
Un indizio sui futuri scenari per i consumatori può però essere ricavato dalle parole pronunciate poche settimane fa all’Alfa Acciai da Renato Mazzoncini. L’occasione era la presentazione del progetto che prevede di convogliare l’energia delle acciaierie nella rete per riscaldare 5mila famiglie del quartiere di San Polo. L’amministratore delegato di A2A rilevò che la multiutility ragiona sempre in termini di corporation, in una visione complessiva che unisce in una sola «ragnatela» tutte le reti sparse per l’Italia.
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