Caso Francesca Manfredi, si va verso il processo: chi va in aula

Mercoledì per l'udienza preliminare saranno in tribunale sette persone e i genitori della 24enne morta lo scorso agosto per un mix di droghe
Francesca Manfredi, la 24enne morta la scorsa estate - Foto © www.giornaledibrescia.it
Francesca Manfredi, la 24enne morta la scorsa estate - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Questione di responsabilità. La Procura lo accusa di omicidio preterintenzionale per aver iniettato una dose letale di eroina a Francesca Manfredi, la 24enne morta in casa lo scorso 24 agosto. In uno degli ultimi interrogatori sostenuti però Michael Paloschi, 33 anni da compiere il prossimo 5 agosto, attualmente detenuto a Canton Mombello, si è difeso. «A prescindere dalle mie azioni anche se illegali, mi riferisco all’abuso di sostanze, non è colpa mia la morte della Manfredi perché lei era consapevole di quello che stava facendo».

Ruoterà tutto attorno a quella che è stata la prima e l’ultima dose di eroina della vita della giovanissima bresciana il processo che si celebrerà dopo l’udienza preliminare in programma mercoledì prossimo. Oltre a Paloschi sono coinvolte altre sette persone. Ma in aula saranno in sei perché uno, il 30enne Mario Mborja risulta latitante, mentre la fissazione dell’udienza è stata notificata al tunisino Haythem Bouaoun, ora in carcere, a Thomas Maroni, 29enne anche lui detenuto, Franci Gjana, 30 anni, e la 24enne Sara Reboldi, entrambi ai domiciliari. E poi c’è Francesca R., 34 anni, che era in casa con la vittima e con Paloschi durante tutta la notte segnata da sesso, alcol e tanta droga. Deve rispondere di omissione di soccorso. Per non aver chiamato prima il 118.

Il caso

Quando i soccorritori entrano in casa della vittima nel quartiere Fornaci «Francesca Manfredi appariva supina all’interno della vasca, con le gambe sollevate appoggiate sul bordo e la testa voltata a sinistra, completamente nuda». E già morta. Perché quando i due presenti in casa la spostano dal divano al bagno la 24enne è già deceduta da ore. Francesca R. è la grande accusatrice di Michael Paloschi ed è lei che fin da subito agli inquirenti racconta: «È andato in bagno a iniettarsi la sua dose in vena. Poi quando è uscito so che lui ha iniettato a Francesca l’altra parte che era rimasta e lo so perché me lo ha detto Paloschi la notte stessa». È sempre lei a riferire che per Francesca si era trattato del primo buco, come poi confermerà l’autopsia. «Come lo sapevo? Perché lei stessa ne aveva parlato durante la sera».

I genitori in aula

In aula mercoledì prossimo si costituiranno parte civile entrambi i genitori della 24enne stroncata da un mix di cocaina, eroina, ketamina e benzodiazepine. E a proposito di genitori, c’è chi ha scaricato un figlio dopo quanto accaduto. È il caso della madre di Michel Paloschi che, come si legge agli atti, il giorno dopo la morte di Francesca Manfredi «ha riferito di avere letto un articolo di un quotidiano online che parlava del decesso della ragazza e di come gli inquirenti avessero trovato in casa anche delle siringhe. Particolare quest’ultimo che sconvolgeva la signora che, dopo aver accusato il figlio di averle mentito, chiedeva allo stesso di lasciare l’abitazione dicendo poi anche a sua madre, e nonna del ragazzo, di non dargli ospitalità». Le siringhe in verità non vennero trovate in casa, ma in un cassonetto fuori dall’abitazione teatro del decesso. Chi le ha usate ha provato a gettarle via. «Perché ho buttato le siringhe usate per l’eroina? Perché - ha risposto l’indagato Paloschi in un interrogatorio - non volevo che la madre della Manfredi le vedesse».

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