Caronte fa sfiorare a Brescia i 40 gradi. Con la siccità livelli di ozono da allerta

In 5 centraline bresciane il valore dell’inquinante ha superato per giorni la soglia d’attenzione
I 39 gradi di domenica a Brescia - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
I 39 gradi di domenica a Brescia - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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L’annunciato «bollino rosso» si è tradotto nei 39 gradi che hanno reso rovente la giornata di ieri e che, ancora per oggi, terranno Brescia ostaggio della morsa di Caronte. Il termometro resterà, infatti, vicinissimo ai 40°C anche durante queste 24 ore, effetto dirompente della crisi climatica che, nella nostra provincia, ha fatto alzare le temperature in modo cronico di quasi 3 gradi. Clima rovente e siccità è però un cocktail pericoloso che sta facendo largo (anche) ad un’altra allerta: quella dei valori dell’ozono, l’inquinante che si forma quando l’intensa radiazione solare reagisce con altri inquinanti già presenti nell’aria.

Il bollettino Humidex dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente misura il cosiddetto «disagio da calore» e si occupa in sostanza di descrivere il disagio percepito dall’uomo in condizioni ambientali di elevata umidità e alte temperature. Si calcola incrociando il dato della temperatura a quello del livello di umidità relativa: nell’elenco delle province, Brescia è evidenziata in rosso da venerdì 1 alla giornata di oggi, a conclamare lo stato di «disagio forte» (con l’unica eccezione di sabato 2, quando il livello è stato «moderato»). Ad accentuarsi, con questo caldo anomalo, sono come si diceva anche le concentrazioni di ozono nell’atmosfera.

Le centraline bresciane 

Il livello da non sforare è quello dei 180 microgrammi per metro cubo, ma l’Arpa stabilisce un valore obiettivo pari a 120 milligrammi per metro cubo, oltre il quale si inizia a tenere la situazione attenzionata. Come nella nostra provincia, dove le centraline dell’Agenzia sabato 2 luglio hanno registrato sempre valori superiori ai 120. Al Villaggio Sereno, la media nelle otto ore è di 162 µg/m³ con picchi di 170, a Sarezzo si viaggia sui 160 µg/m³ (171 il picco), Darfo si è stabilizzato su 163 µg/m³ (con un massimo di 172), a Gambara Arpa ha rilevato un valore medio di 142 e un picco di 151, mentre a Lonato nell’arco delle otto ore la concentrazione di ozono è stata di 157 µg/m³ con un dato massimo di 163. Valori, questi, che seguono il trend di allerta già riscontrato a giugno, quando alcune centraline del Bresciano avevano scavalcato anche il livello di allarme (fissato a 180 µg/m³): in Valcamonica, a Darfo, la centralina Arpa ha registrato i 219 µg/m³, mentre al Villaggio Sereno la centralina ha segnato 195 µg/m³.

Cos'è l'ozono

Le alte temperature previste per oggi favoriranno sia la formazione sia l’ accumulo dell’ozono. A spiegare di cosa si tratta e come si forma l’inquinante è Guido Lanzani, responsabile della qualità dell’aria dell’Arpa Lombardia: «L’ozono è una molecola che si forma in atmosfera in presenza di radiazione solare e, quindi, in particolare durante i mesi estivi. Non si forma tuttavia a prescindere, bensì quando ci sono in aria dei precursori, ossia delle sostanze che portano alla sua formazione: in particolare si tratta degli ossidi di azoto e dei composti organici volatili: i primi sono totalmente emessi dall’uomo durante le combustioni, i secondi possono essere invece anche di origine naturale. L’ozono è un forte ossidante, tanto che si usava per disinfettare e quindi interferisce con i processi dell’uomo e della vegetazione».

Come sta andando il trend e come si può intervenire?

«È una delle sostanze più difficili da combattere proprio perché si forma in atmosfera - chiarisce Lanzani -. La gran parte dei parametri dell’ozono mostra andamenti costanti con i picchi quando ci si trova in un’estate particolarmente calda» come quella attuale. Per tenerlo a bada, «bisogna adottare tutte le contromisure valide per l’ossido di azoto, perché riescono a ridurre anche la concentrazione di ozono. Inoltre vanno diminuiti i composti organici volatili». Tradotto: bisogna inquinare meno.

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E sul versante sanitario?

A risentire maggiormente degli effetti collaterali dell’alta concentrazione di ozono sono soprattutto persone con asma o malattie respiratorie, bambini o chi è abituato a praticare molto sport all’aperto. L’ozono troposferico costituisce infatti una componente importante dello smog fotochimico. Essendo un forte ossidante è in grado di attaccare i tessuti dell’apparato respiratorio anche a basse concentrazioni, provocando irritazione agli occhi e alla gola, tosse e riduzione della funzionalità polmonare. La maggior parte di questi effetti sono a breve termine e terminano con la fine dell’esposizione alla sostanza, che si sprigiona nell’aria in modo più concentrato nelle ore più calde.

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