Caritas, già raccolti oltre 444mila euro per i profughi ucraini

Oltre 444mila euro raccolti in poco più di un mese. I bresciani li hanno affidati alla Caritas diocesana affinché aiuti il popolo ucraino e, in particolare, chi fugge dagli orrori della guerra e trova riparo nella nostra provincia.
«Grazie, grazie a tutti», continua a ripetere don Maurizio Rinaldi, direttore della Caritas, sottolineando la grande generosità dei bresciani. «I fondi raccolti - spiega - verranno in parte utilizzati per coprire le spese dell’accoglienza dei profughi sostenute nelle realtà parrocchiali e dalla Caritas diocesana. Giusto in questi giorni stiamo studiando un piano di distribuzione di queste risorse, che sarà pronto la prossima settimana».
La questione, come si può immaginare, è complessa e caratterizzata da «molte variabili come - aggiunge il direttore - i tempi dell’emergenza e quali azioni metteranno in pratica le istituzioni. L’auspicio, ad ogni modo, è che la generosità che si è mobilitata velocemente trovi sostanza anche nel lungo periodo». Perché, appunto, è impossibile prevedere quanto durerà questa fase emergenziale. Altre azioni. La Caritas, in queste settimane, non ha raccolto generi di prima necessità, ma denaro, in linea con quanto stabilito a livello nazionale dall’ente per la promozione della carità.
In prima persona, poi, è intervenuta in diverse situazioni come nell’accoglienza delle famiglie di sordi sistemate al Centro saveriano di via Piamarta e al Centro Mariapoli Luce di Frontignano (Barbariga), dove tuttora vengono ospitate nove persone. Per delineare un quadro il più chiaro possibile di quanto si sta facendo nel Bresciano la Caritas diocesana ha chiesto a 133 parrocchie (su un totale di 473) di rispondere a un questionario. Centosette hanno accettato di partecipare al monitoraggio.
I numeri
«Sebbene i dati prodotti siano parziali - sottolinea don Rinaldi - restituiscono informazioni importanti e ci fanno capire che la maggior parte delle comunità parrocchiali sono impegnate nell’accoglienza». Alla domanda «Ci sono persone ucraine accolte nella vostra comunità?» ha risposto «sì» il 78,5% delle parrocchie, ossia 84 su 107.
«Se sì, chi le accoglie?», era la seconda domanda, le cui risposte mettono in luce il tessuto relazionale che si è attivato. Un tessuto ad opera di «persone e famiglie della comunità» (54,76%) e di «persone e famiglie ucraine» (33,34%), al quale concorrono anche le parrocchie (30,96%). Dal monitoraggio è poi emerso che le 84 comunità parrocchiali che hanno aperto le proprie porte stanno accogliendo circa 1.300 persone, delle quali 167 si trovano in spazi parrocchiali. Rispetto infine al totale delle persone ospitate, l’incidenza di minori è del 41,9% (547).
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