Il suo nome è legato allo stesso partito nel quale ha sempre militato fin da ragazzo. Per Giangiacomo Calovini, 40 anni, dopo l’esperienza tra i banchi dell’opposizione in Consiglio comunale a Brescia e quella di assistente parlamentare, a settembre potrebbero aprirsi le porte della Camera come unico bresciano a Montecitorio in quota Fratelli d’Italia, di cui è anche dirigente a livello nazionale.
La sua è stata una delle candidature a sorpresa in un collegio uninominale. Come è nata?
«Voglio innanzitutto ringraziare l'intero partito per avermi dato questa opportunità e in particolare Giorgia Meloni, la cui fiducia mi ripaga anche dell'amarezza che ho provato in questi mesi dopo l'apertura di un'inchiesta a mio carico. Il nostro coordinatore Giampietro Maffoni, con il quale ho avuto l'onore di collaborare in questi anni al Senato, aveva inviato a Roma molti altri nomi di dirigenti validissimi. Credo che a mio favore abbia giocato non solo la presenza sul territorio ma anche il supporto che ho sempre fornito a Giorgia Meloni e al partito nelle relazioni internazionali, che saranno sempre più centrali nell'agenda del prossimo governo».




