Sei mesi di lavori (gara d’appalto a parte) e oltre 4,5 milioni di «preventivo». Sono i numeri del cosiddetto «progetto stralcio» realizzato da Aecom per potenziare la barriera anti-veleni (il sistema di pozzi che fa da «schermo» al cocktail di inquinanti) in funzione nel sito industriale Caffaro, incastrato tra le vie Milano, Nullo e Morosini.
Un progetto nel progetto richiesto a gran voce dagli enti per intervenire il prima possibile sull’emergenza cromo esavalente all’indomani dal sequestro del 9 febbraio, dopo che le indagini condotte dal dipartimento di Brescia dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, guidata da Fabio Cambielli, avevano evidenziato nuovi sversamenti di cromo VI.
Le incognite. Perché si usa il condizionale? Proprio per il fattore tempo. «Siamo sostanzialmente pronti per avviare la gara del maxi progetto complessivo da 70 milioni - spiega Lucchini, che non entra nel merito delle decisioni politiche, ma si limita a considerazioni tecniche -: partire con il progetto stralcio significherebbe di fatto lanciare i due bandi di gara pressoché in parallelo. Questo piano mini, dal mio punto di vista, poteva avere senso quattro mesi fa, adesso è come se fosse stato superato dagli eventi». Specie visto il fatto che l’importo dell’operazione non è tale da procedere a un affidamento rapido dei lavori. È pur vero, però, che una gara da 70 milioni apre maggiormente all’incognita dei ricorsi e che per tutti gli enti la messa in sicurezza della barriera idraulica è diventata la priorità numero uno. Quali, allora, le alternative? Non è possibile realizzare solo il pozzo necessario per «ripulire» e abbattere il più possibile il cromo? «Sì, è possibile realizzare un pozzo di intercettazione a valle del reparto clorato, ma allora servirebbe un nuovo progetto, perché andrebbe, ad esempio, ripensata la cantierizzazione e si dovrebbero produrre nuovi elaborati. Questo perché andrebbe creato anche un piccolo impianto per il trattamento del cromo e la procedura burocratica è elaborata, non si risolve in una settimana» sottolinea Lucchini.
Che specifica: «Ogni volta che si cambia strategia c’è un tempo necessaria che rischia di non essere più compatibile con l’urgenza e che, soprattutto, rischia di andare oltre i tempi del progetto complessivo facendo lievitare i costi». Un esempio: la modifica più incisiva dal progetto preliminare al definitivo è stata la decisione di smaltire fuori dal sito gli scarti delle demolizioni, una mossa che ha fatto lievitare il conto di questa fase da 9 a 15 milioni di euro. «Sulla sorgente cromo si possono mettere in atto misure di mitigazione egualmente efficaci. Ma questa è una decisione che non spetta a noi». La parola, infatti, adesso passa (ancora) alla regia tecnico-politica.




