Brescia e Hinterland

Caffaro, sei mesi per il piano barriera anti-veleni

Oltre 4,5 milioni di euro il costo. Lucchini: «Tutto pronto, ma la gara scorrerebbe parallela a quella del maxi progetto»
L'interno della Caffaro - © www.giornaledibrescia.it
L'interno della Caffaro - © www.giornaledibrescia.it

Sei mesi di lavori (gara d’appalto a parte) e oltre 4,5 milioni di «preventivo». Sono i numeri del cosiddetto «progetto stralcio» realizzato da Aecom per potenziare la barriera anti-veleni (il sistema di pozzi che fa da «schermo» al cocktail di inquinanti) in funzione nel sito industriale Caffaro, incastrato tra le vie Milano, Nullo e Morosini.

Un progetto nel progetto richiesto a gran voce dagli enti per intervenire il prima possibile sull’emergenza cromo esavalente all’indomani dal sequestro del 9 febbraio, dopo che le indagini condotte dal dipartimento di Brescia dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, guidata da Fabio Cambielli, avevano evidenziato nuovi sversamenti di cromo VI.

 Eccolo, il piano: un documento che, di fatto, anticipa alcuni passaggi previsti nel progetto complessivo per la messa in sicurezza e la bonifica del sito, concentrandosi sulla falda. A spiegarlo è l’amministratore delegato di Aecom (la multinazionale che si è aggiudicata il bando europeo), Gianmarco Lucchini: «Il progetto è pronto ed è stato già consegnato. L’idea su cui ci si è basati è quella di anticipare parte della fase uno e della fase tre del maxi piano, partendo da una parte di interventi infrastrutturali». Si procederebbe cioè alla sistemazione e all’ottimizzazione dell’attuale barriera idraulica, riducendo la portata di acqua emunta e andando a intervenire in modo mirato per trattare i contaminanti d’interesse, come - appunto - il cromo esavalente. Un disegno, quello firmato da Aecom, che - se si deciderà di proseguire su questa strada - il Ministero dell’Ambiente ha previsto che debba passare sotto lo scanner dell’Arpa (per un parere ed eventuali prescrizioni), per essere poi valutato tecnicamente e, infine, essere messo a bando. Una volta completato questo iter, per realizzare questo progetto stralcio servirebbero poi circa sei mesi di cantieri.

Le incognite. Perché si usa il condizionale? Proprio per il fattore tempo. «Siamo sostanzialmente pronti per avviare la gara del maxi progetto complessivo da 70 milioni - spiega Lucchini, che non entra nel merito delle decisioni politiche, ma si limita a considerazioni tecniche -: partire con il progetto stralcio significherebbe di fatto lanciare i due bandi di gara pressoché in parallelo. Questo piano mini, dal mio punto di vista, poteva avere senso quattro mesi fa, adesso è come se fosse stato superato dagli eventi». Specie visto il fatto che l’importo dell’operazione non è tale da procedere a un affidamento rapido dei lavori. È pur vero, però, che una gara da 70 milioni apre maggiormente all’incognita dei ricorsi e che per tutti gli enti la messa in sicurezza della barriera idraulica è diventata la priorità numero uno. Quali, allora, le alternative? Non è possibile realizzare solo il pozzo necessario per «ripulire» e abbattere il più possibile il cromo? «Sì, è possibile realizzare un pozzo di intercettazione a valle del reparto clorato, ma allora servirebbe un nuovo progetto, perché andrebbe, ad esempio, ripensata la cantierizzazione e si dovrebbero produrre nuovi elaborati. Questo perché andrebbe creato anche un piccolo impianto per il trattamento del cromo e la procedura burocratica è elaborata, non si risolve in una settimana» sottolinea Lucchini.

Che specifica: «Ogni volta che si cambia strategia c’è un tempo necessaria che rischia di non essere più compatibile con l’urgenza e che, soprattutto, rischia di andare oltre i tempi del progetto complessivo facendo lievitare i costi». Un esempio: la modifica più incisiva dal progetto preliminare al definitivo è stata la decisione di smaltire fuori dal sito gli scarti delle demolizioni, una mossa che ha fatto lievitare il conto di questa fase da 9 a 15 milioni di euro. «Sulla sorgente cromo si possono mettere in atto misure di mitigazione egualmente efficaci. Ma questa è una decisione che non spetta a noi». La parola, infatti, adesso passa (ancora) alla regia tecnico-politica.

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