Brescia e Bergamo, capitali italiane dell'aria

Le due città lavorano in vista del 2023, quando saranno capitali della cultura, ma dovrebbero pensare anche all'ambiente e allo smog
Brescia avvolta da una cappa di smog - Foto Ansa/Filippo Venezia © www.giornaledibrescia.it
Brescia avvolta da una cappa di smog - Foto Ansa/Filippo Venezia © www.giornaledibrescia.it
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Se non è già stato fatto, si dovrebbero invitare a Brescia e a Bergamo i ricercatori dell’Università di Utrecht, del Global Health Institute di Barcellona e del Tropical and Public Health Institute svizzero perché illustrino nel dettaglio lo studio che ha collocato le due città ai primi posti in Europa per morti da polveri fini, il Pm2,5.

Da questo incontro le due città, che nel 2023 saranno - insieme - capitali italiane della cultura, potrebbero intensificare il lavoro comune per diventare anche capitali dell’aria. Sarebbe un’alleanza costruttiva, per richiamare ai propri doveri - oltre che gli stessi Comuni - le Regioni e lo Stato. Lo smog era, è e sarà un’emergenza sanitaria e ambientale che va studiata e affrontata, non accantonata.

Spiace per chi, come i sindaci delle due città, Emilio Del Bono e Giorgio Gori, pensa che dati dello studio citato all’inizio siano vecchi in quanto risalenti al 2015. I lenti miglioramenti nei livelli di smog si accompagnano a nuove acquisizioni sulla loro pericolosità (le polveri sottili sono state dichiarate cancerogene dallo Iarc nel 2013, ad esempio).

Quando l'Organizzazione mondiale della sanità rivedrà in senso più stringente i valori limite di particolato sottile e di altri inquinanti atsmosferici ci scopriremo più fuorilegge di quanto pensassimo. E ci ritroveremo a inseguire ancora il problema, come abbiamo sempre fatto. Per cambiare aria, bisogna provarci davvero.

 

 

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