Benzoni: «Brescia sarà ascoltata e il voto utile è quello in cui si crede»

Fabrizio Benzoni, classe 1985, consigliere comunale in Loggia da quasi dieci anni, è tra i pochi under 40 candidati alle Politiche del 25 settembre. Per Azione, di cui è segretario provinciale, è in corsa da capolista alla Camera.
Questa è la sua prima campagna elettorale per le Politiche: come sta andando rispetto a quella per le Comunali?
Sto studiando, leggendo e imparando tantissimo, anche grazie al lavoro fianco a fianco con persone di esperienza: siamo riusciti a organizzare cento banchetti in 30 giorni e sto affrontando i temi a 360°. Un’esperienza che, comunque vada, mi sta servendo molto.
Se dovesse essere eletto, proseguirà il suo impegno in Loggia o lascerà?
Non ci ho ancora pensato. Vero è che per la fine del mandato in Comune mancano pochi mesi e ci sono alcuni progetti, da delegato allo Sport, che mi piacerebbe portare a termine visto che le due cariche non sono incompatibili.
Cosa vorrebbe portare della sua esperienza a Brescia in parlamento e cosa promette ai bresciani se sarà eletto?
A Roma porterò la concretezza bresciana nell’affrontare i problemi, forte dell’esperienza sul campo da amministratore: sappiamo bene cosa significhi confrontarsi con la burocrazia, quindi l’obiettivo primario sarà affrontarla e cercare di superarla per rispondere alle esigenze dei cittadini.
Come intende farlo?
Colmando la distanza tra il parlamentare e la città. E questo è ciò che prometto agli elettori: io voglio essere non solo il parlamentare del territorio ma anche il parlamentare sul territorio. Questo significa che accanto al lavoro in Aula, dal venerdì al lunedì sarò in sede per incontrare e parlare con chi lo vorrà: la sede diventerà l’ufficio del parlamentare a disposizione della città per raccogliere le problematiche e cercare di risolverle.
Lei ha iniziato a fare politica presto. Cosa dice ai giovani che sono delusi e che non si sentono ascoltati dai partiti?
Che capisco e comprendo lo scetticismo: è la ragione per la quale io stesso ho deciso di fare politica. Vedevo una distanza abissale. Per questo dico loro in primis di votare perché è un diritto e un dovere, ma soprattutto di occuparsi in prima persona, attivamente, della politica, che altro non significa che occuparsi della cosa pubblica.
In cosa pensa che abbiano ragione i giovani nelle critiche mosse ai partiti?
Bisogna fare meno promesse e più misure coraggiose, perché la politica deve essere anche visione. Ai giovani non serve un bonus contentino, ma misure efficaci su lavoro, tasse, start-up e casa per potersi permettere di vivere bene nel nostro Paese.
Azione si propone in alternativa al centrosinistra, verso il quale è fortemente critica: il centrodestra vi considera però una costola della sinistra, perché in molti territori state governando insieme, proprio come a Brescia. Cosa risponde?
Il centrodestra vuole spiegarcela, ma in realtà fa lo stesso in alcuni Comuni in cui è alleato con civiche di cui fanno parte esponenti del centrosinistra. Il fatto è che una coalizione si basa su temi, programmi e persone, ovvero sulla condivisione di un progetto. Questa condivisione a livello nazionale è stato evidente che non ci fosse. Accomunare il livello nazionale a quello locale significa prendere in giro gli elettori.
Alleanza: la vede possibile con il centrodestra o con il centrosinistra?
Noi vogliamo portare avanti l’agenda e il metodo Draghi. Le alleanze si fanno sui temi: in questo senso non abbiamo preclusioni se non quelle di merito. Le vedo possibili quindi con chi sta a queste condizioni: di certo, a meno che non cambino rotta, non le vedo praticabili con la sinistra radicale e con FdI.
L’agenda Draghi era però un programma di compromesso, peraltro in parte realizzato. Non è una proposta riduttiva per chi vuole governare?
Certo, quella di Draghi era un’agenda che aveva un tempo limitato, è vero. Ma serve il metodo Draghi, che significa realizzare i progetti e andare fino in fondo nel percorso, dicendo dei «sì» e dei «no» reali.
C’è all’orizzonte un pericolo democrazia per l’Italia?
No, non lo penso. Se vincesse il centrodestra ci sarebbe però un pericolo per le tasche degli italiani e per la reputazione internazionale. Mentre se vincesse il centrosinistra s’instaurerebbe una decrescita felice: tanta decrescita e poco felice, perché non rappresenta né il riformismo né il progressismo.
Quali sono le priorità per il territorio bresciano?
Di certo l’energia: bisogna aiutare imprese e famiglie. Ma è urgente affrontare anche il capitolo inflazione e abbassamento del cuneo fiscale. La strada per noi è chiara: bisogna vincolare i soldi già recuperati dall’evasione fiscale a questo. Altri due grandi filoni sono sanità, per la quale bisogna approntare un piano straordinario per le liste d’attesa, e l’istruzione: grazie ai fondi del Pnrr, che vanno spesi tutti, si può avviare una grande riqualificazione delle scuole.
Il Pd invoca il «voto utile» e pone il bivio «o noi o loro». Che ne pensa?
Il voto utile è quello in cui si crede, non si deve votare il meno peggio. E noi offriamo la vera differenza. Siamo il partito e il programma dei «sì»: il centrosinistra è la coalizione dei «no», il centrodestra quella che farà indebitare ulteriormente il Paese, senza contare che c’è chi guarda alla Russia come alleato.
Voi siete a favore del nucleare. Perché e dove vorreste collocare le centrali?
La transizione ecologica dev’essere attuata in modo serio. È evidente che bisogna investire sulle rinnovabili e sul nucleare, avviando il percorso. Il nucleare è una fonte energetica sicura e pulita che porterebbe anche nuovi posti di lavoro. Per la collocazione bisogna partire dai siti che avevano già ospitato le centrali prima del referendum.
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