È iniziato tutto il 13 ottobre scorso. Quando Tommaso Morra e Giuseppe Iaculli partono da Cerignola, in provincia di Foggia, per arrivare nel Bresciano. Un viaggio che affrontano a bordo di un’auto sulla quale c’è una cimice montata dagli inquirenti pugliesi che tengono sotto indagine i due. La coppia si ferma a Villa Carcina dove incontra Giuliano Franzè, calabrese trapiantato nella nostra provincia e che arriva all’appuntamento anche lui su una vettura intercettata perché in quel momento il suo nome è inserito in fascicolo della Direzione distrettuale di Brescia. Effettuano un primo sopralluogo al deposito di denaro a Calcinato che intendono colpire e poi dormono in un agriturismo a Marcheno prima di tornare al Sud ed iniziare a studiare il piano.
Le conversazioni captate quel 13 ottobre fanno scattare l’inchiesta che venerdì scorso ha portato al blitz a Cazzago San Martino, in cui sono state fermate 31 persone che avevano pianificato un assalto al caveau della Mondialpol di Calcinato dove erano presenti 83 milioni di euro in contanti. Un assalto che nelle 450 pagine di ordinanza di fermo viene definito: «Un’azione di inaudita ed inedita gravità».




