Annegò in piscina a 7 anni, bagnini e genitori verso il processo

Il bambino non sapeva nuotare, ma una volta finito nella piscina olimpionica poteva essere salvato.
Ne sono convinti i sostituti procuratori Federica Ceschi e Gianluca Grippo che hanno chiuso le indagini sulla morte del piccolo Ansh, deceduto il 19 luglio di un anno fa, il giorno prima del suo ottavo compleanno, annegando nella piscina di Lamarmora.
Con l’accusa di concorso nell’omicidio colposo la Procura ha indagato i genitori del bambino di origini indiane e due bagnini in servizio quel giorno. Ansh è morto per «asfissia meccanica da annegamento con encefalopatia post anossica» hanno stablito i medici dopo l’autopsia. Il bambino è rimasto per circa quattro minuti sott’acqua «a seguito - si legge agli atti - del suo accesso all’interno della vasca olimpionica senza braccioli e salvagente e senza saper nuotare». Quando è stato estratto dall’acqua era già in stato di incoscienza.
Per chi indaga il padre e la madre di Ansh non hanno vigilato «attentamente e diligentemente sul figlio minore». L’avviso di conclusione indagine è stato inviato anche al responsabile della piscina Lamarmora e assistente bagnante, 47 anni, e un altro bagnino di 21 anni. Mentre un terzo assistente, all’epoca minorenne, è stato giudicato separatamente.
Sono accusati «in cooperazione tra loro - è la contestazione - per colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia». Non avrebbero organizzato e predisposto «un idoneo servizio di assistenza ai bagnanti, tenuto conto dello stato dei luoghi, in particolare della stretta vicinanza e dell’assenza di barriere tra la vasca destinata ai bambini e la vasca olimpionica». Inoltre il capo di incolpazione è anche per «non aver adottato - è la ricostruzione agli atti - le cautele necessarie ad impedire l’accesso ai minori di dodici non accompagnati da un adulto nella piscina grande».
I bagnini coinvolti nell’indagine chiusa pochi giorni fa non avrebbero poi tenuto conto delle dimensioni della vasca, «lasciando in particolare privo di assistenza il lato nord, rispetto alla vasca per bambini». Il più giovane dei due assistenti è accusato anche di non aver «adeguatamente svolto attività di sorveglianza e dunque non aver impedito al bambino di accedere all’interno della vasca olimpionica». I coinvolti avranno ora 20 giorni di tempo per farsi interrogare o per presentare memoria scritta.
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