Altri 15 amministratori scelgono Fratelli d'Italia: «Pronti a governare»

Il messaggio di La Russa al centrodestra: «Folle dividerci, ma di certo non faremo la ruota di scorta»
Piazza della Loggia -  Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Piazza della Loggia - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Di congressi territoriali per ora non si parla: la conferenza programmatica di Milano ha chiarito priorità, direzione e posizioni dicono i più. E lo ha fatto (questa è la tesi) al punto da convincere sempre più amministratori a unirsi a quella che il commissario di Brescia e vicecoordinatore regionale, Romano La Russa, definisce «la grande famiglia di Fratelli d’Italia».

Per questo, sabato mattina, era al Caffè della Stampa, in città: per presentare la nuova pattuglia di amministratori bresciani che hanno scelto di affiancare il loro nome al simbolo del partito di Giorgia Meloni. In totale si tratta di quindici persone, non tutte presenti alla conferenza stampa ufficialmente «per impegni».

I nuovi ingressi nel partito

Giorgia Meloni - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Nell’elenco inviato alla stampa si leggono i quindici nominativi: ai sindaci di Collio Mirella Zanini, di Monno Romano Caldinelli e di Piancamuno Giorgio Ramazzini, si aggiungono Fabio Dolci (vicesindaco di Odolo, in lizza come primo cittadino per le Amministrative del 12 giugno) e i consiglieri comunali Valentino Seminario (Muscoline), Fabrizio Ricchini (Odolo), Federico Mariotti (Monno), Ezio Tononi e Marco Borghesi (Sulzano), Monica Scaggiante e Luigi Andreoli (Berzo Inferiore), Marco Daminelli e Michela Salvi (Collebeato), Walter Cavalli e Laura Falappi (Azzano Mella).

«Il nostro lavoro sul territorio è stato molto significativo e a dimostrarlo è il fatto che altri tre sindaci si siano uniti a FdI» sottolinea il vicecoordinatore regionale Giuseppe Romele. A puntare l’accento sul valore degli amministratori è poi il senatore Gianpietro Maffoni, che rimarca: «Il grande lavoro sui territori, svolto sotto la guida di Meloni, sta dando i suoi frutti. E questo perché FdI è l’unico partito che dimostra di avere una bussola precisa. Dobbiamo smentire gli avversari che sostengono che non abbiamo persone competenti: noi siamo pronti a governare e a farlo bene».

Doppia sfida: dentro e fuori il centrodestra

Da sinistra Margaroli, La Russa, Maffoni e Romele - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Margaroli, La Russa, Maffoni e Romele - © www.giornaledibrescia.it
Il tema della leadership c’è. Meloni in questo momento guida il partito che raccoglie più consensi e, se la legge elettorale dovesse restare questa, nel 2023 potrebbe varcare il portone di palazzo Chigi come leader del primo partito: prima donna e prima a provenire dalla tradizione politica della destra missina.

La sfida non è quindi solo verso l’esterno, al centrosinistra, ma anche verso l’interno, nei confronti degli altri leader del centrodestra. Meloni e i suoi sembrano voler dire: siamo maturati, siamo pronti, metteteci alla prova, ma pure un po’ «dateci quel che è nostro». Lo si rilegge anche nelle parole di La Russa: «Eravamo all’1,9% e non ci siamo mai abbattuti. Speriamo ora che queste elezioni siano la rampa di lancio per conclamarci primo partito e per guidare la coalizione di centrodestra».

Il concetto più importante sta però nell’inciso successivo: «Certo saremmo folli, come centrodestra, a dividerci, ma di certo non faremo in nessun caso la ruota di scorta di nessuno. Altrimenti, se così fosse, non escludo nulla». La Russa sostiene che nel Bresciano si è aperta la strada con la crescita nel capoluogo, dove in Consiglio comunale si è passati da uno a tre consiglieri.

L’ultimo entrato è Mattia Margaroli, oggi capogruppo di FdI in Loggia, che chiarisce: «Io stesso ho compiuto questo passo perché l’idea di Paese che Meloni e Daniela Santanchè propongono mi attrae. A Brescia è finito il ciclo di Emilio Del Bono: dobbiamo avere e abbiamo una classe dirigente all’altezza. L’obiettivo è crescere e portare competenze nuove». L’impresa riuscirà, dentro e fuori dalla coalizione?

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