Allo studio un maxi centro aiuti per l'emergenza Ucraina

Il futuro del centro aiuti di Folzano resta incerto. Ieri il titolare di un’azienda bresciana che più volte ha prestato servizio volontario all’interno del magazzino di via Cascina Pontevica in cui confluiscono le raccolte di doni per l’Ucraina ha avanzato una proposta: «Creiamo una cordata di imprenditori che sostenga le spese d’affitto che non sono ancora state corrisposte».
La proprietà, però, da subito è stata chiara: saldare il conto non porterebbe a nulla, «dal primo aprile il capannone va liberato». La Loggia, dal canto proprio, in questi giorni è al lavoro per trovare uno spazio in cui possano essere gestite insieme, in maniera coordinata, le varie raccolte per i profughi ospitati nel Bresciano e per coloro che sono rimasti nel Paese sotto attacco.
L’assessore Marco Fenaroli, però, fa sapere, che gli immobili ispezionati finora non rispondono esattamente alle reali necessità emerse. La ricerca quindi continua. Ulteriori ispezioni sono previste anche oggi. Nel frattempo i volontari dell’associazione italo-ucraina Nadiya sono molto preoccupati per più motivi. Il primo concerne le sorti del magazzino diventato, nell’ultimo mese, la base logistica alla quale confluiscono gli aiuti bresciani (ma anche di altre città del Nord Italia) e partono pullman, tir e furgoni diretti verso l’Ucraina.
Il secondo riguarda le donazioni: negli ultimi giorni sono diminuite, mentre i bisogni dal Paese bombardato sono aumentati. Il polo di Folzano, ricordiamo, da anni ospita la «Stazione Ucraina» ed è il crocevia degli scambi tra gli ucraini di casa in città e provincia e i connazionali in patria. Quando è scoppiata la guerra, però, tutto è cambiato. In modo spontaneo la «Stazione Ucraina» adiacente alla «Stazione Moldavia» è diventata il centro raccolta degli aiuti per la terra attaccata dai russi.
«Ho tre bancali di piatti ecologici monouso, posso portarveli?». «Nel nostro quartiere stiamo organizzando la "spesa sospesa", vi doneremo il ricavato». «Cosa vi serve? Ditemelo che ve lo porto». Sono alcune delle manifestazioni di generosità risuonate in queste settimane nel capannone. Ieri tra le realtà che hanno portato generi di prima necessità c’era anche una delegazione di Roccafranca. In un mese da via Cascina Pontevica sono partiti oltre 120 mezzi, alcuni erano tir carichi di aiuti e diretti al cuore del Paese sotto le bombe.
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