Brescia e Hinterland

A Padernello rinasce il castello

Il maniero stava andando in rovina, quando un gruppo di volontari e il Comune lo acquistarono. La rinascita del Borgo grazie ad un lavoro prezioso che ora mostra i propri frutti.

Il primo articolo apparso sul Giornale di Brescia che denunciava il degrado del castello di Padernello risale al lontano giugno del 1981. Da allora, il nostro giornale non ha più smesso di dare notizie di quel maniero e sul triste suo destino di antico rudere… Se nessuna voce si era levata a difesa e protezione di quel luogo, e l'attività degli «Amici del Castello» pareva opera isolata, senza speranza, in verità i tempi e le coscienze, sulla soglia degli anni Novanta, stavano maturando. A quel tempo il Comitato di frazione inviava una nota al ministro dei Beni Culturali, sen. Paolo Volponi. Più tardi l'Amministrazione del sindaco Lama spediva un'interpellanza al ministro Giovanna Melandri, per salvare il castello…
Nel 1991 l'Associazione Amici del Castello, constatata l'impossibilità di restaurare il Castello, iniziò dalla sistemazione dell'antica Posteria detta «Aquila Rossa», trasformandola in una bella sede, nobilitata da iniziative culturali, ma soprattutto, l'associazione culturale dimostrò come si poteva restaurare un vecchio edificio senza spogliarlo della sua storia.
Nel 1998 iniziava nel paesino (sessanta abitanti appena) l'attività di ristorazione che congiunta all'attività culturale portava alla riscoperta di Padernello. Incominciò ad affluire sempre più gente, ma per il Castello continuava il degrado. Piante ed erbacce lo circondavano rendendolo invisibile. Anche il cortile era diventato una piccola foresta. Alla fine del 2002 si verificarono preoccupanti crolli. Rovinò nelle acque del fossato gran parte della cinta muraria alla destra del rivelino, del tetto posto sul salone del ballo, della bella cucina cinquecentesca. Nel 2004 il sindaco Lama, che nel frattempo aveva avviato delle trattative con i proprietari del Castello, aveva raggiunto un accordo preliminare per l'acquisto del maniero con il dott. Pio Giovanni Mottola, ma vincolanti norme non permettevano al Comune di Borgo S. Giacomo di affrontare da solo l'acquisto dell'immobile.
Il sindaco si attiva quindi alla ricerca di nuove vie. L'operazione che pare meglio garantire la riuscita del coraggioso progetto è l'acquisto del Castello come bene indiviso, con una operazione pubblico-privato, dove il Comune di Borgo San Giacomo avrà il 51%, gli altri il 49%. A capo dei privati c'è Domenico Pedroni. Tra i personaggi che fortemente sostengono l'operazione c'è il direttore Luigi Pettinati che, in un incontro tenutosi presso il Comune di Borgo San Giacomo, suggerisce spunti e metodi per dare concretezza al progetto. L'atto di acquisto viene firmato in data 31 maggio 2005. Il vicesindaco Ignazio Parini, a quel tempo assessore alla Cultura, è delegato dal Comune per studiare il modo e i tempi per istituire la Fondazione. A tale scopo viene costituito un Comitato. I sostenitori del progetto sono le Banche di Credito Cooperativo di Pompiano, della Franciacorta, di Verolavecchia, dell'Agro Bresciano, di Borgo San Giacomo e Cassa Padana, che si rendono disponibili a diventare soci fondatori. Ad essi si unisce la Cogeme Spa di Rovato, società costituita da 70 Comuni e naturalmente il Comune di Borgo San Giacomo, la Società Castelli & Casali Srl ed a titolo personale Ignazio Parini, Natale Gallia e Virginio Gilberti. Sostengono l'idea i «vecchi» Amici del Castello, e un buon gruppo di volontari, a tutt'oggi fondamentali per la Fondazione.
La neofondazione si chiamerà «Nymphe»: nome evocativo i boschi e le sorgenti delle acque pure, e ciò non certo a caso: Padernello conserva intorno al suo castello un ambiente unico per la bellezza del paesaggio e la totale conservazione della natura che lì ancora impera. Nymphe, quindi è nome propedeutico alla rinascita del borgo e della residenza Martinengo. Ora, a cinque anni di distanza dalla nascita della realtà «Padernello», si può affermare che l'operazione pubblico-privato, che a suo tempo era sembrata scelta azzardata, si è rivelata soluzione intelligente, senza la quale scarse o nulle sarebbero state le speranze di successo. Così come di assoluta e vitale importanza è stato l'utilizzo della Fondazione di partecipazione, che da una parte ha incredibilmente velocizzato i tempi del recupero e restauro del Castello, attivando tutta una serie di operazioni per la ricerca dei fondi, ma contestualmente pensando a Padernello come ad un motore di una rinascita culturale, come a laboratorio di idee.
A metà gennaio del 2006 iniziavano i lavori di ricostruzione della parte crollata, grazie alla licenza già concessa del Comune, oltre ad un'autorizzazione d'urgenza rilasciata in tempi incredibilmente veloci dall'arch. Luca Rinaldi, soprintendente per i Beni architettonici di Brescia, Cremona e Mantova. La conoscenza personale da parte dell'arch. Rinaldi e la sua grande sensibilità, permisero, in tempi stretti, di salvare il Castello. Nel frattempo la Fondazione si attivava per preparare uno studio di fattibilità, predisponendo un volume dove erano evidenziati i nove progetti pensati dalla Fondazione, studio che è stato subito approvato dalla Soprintendenza.
Il progetto del teatro fu il primo a decollare, e mentre gli operai lavoravano sul mastio, nel Giardino d'Inverno, dentro alle sale castellane, si realizzava il «Galileo Galilei-un processo», che vedrà più di 70 repliche, insieme a altre iniziative culturali di rilevante importanza. A Padernello sono arrivati premi Nobel, filosofi, storici dell'arte, attori, registi… Sono state ospitate nel castello mostre di spessore che hanno portato nel piccolo borgo visitatori che si sono detti incantati dalla bellezza del posto, dall'importanza architettonica del maniero. Sono stati attivati percorsi turistici in collaborazione con la Provincia di Brescia e, Padernello e il suo castello, sono diventati sede di importanti archivi per la ricerca storiografica locale e lo studio del teatro bresciano.
Questo l'inizio del viaggio sulle strade di Padernello, un lungo cammino che porterà molti alla scoperta della storia, della natura, dell'arte, dell'enogastronomia di questa rara località della Bassa.
Da allora, senza sosta, è proseguita la ricerca di fondi per continuare i restauri. La Fondazione Castello di Padernello diventava così, e ben presto, una delle istituzioni più attive nell'ambito provinciale e regionale. In questi ultimi mesi è stata lanciata l'ennesima sfida: l'acquisizione delle quote di proprietà dei privati a favore della Fondazione stessa. Lo scorso 24 giugno 2010 è stato fatto un primo significativo passo in questo senso con l'acquisto del 23% delle quote, grazie alla grande collaborazione della Banca di Credito Cooperativo di Pompiano e della Franciacorta, banche che hanno acquisito direttamente il 10% dell'immobile, mentre la Fondazione è diventata proprietaria del 13%, ciò grazie anche all'appoggio delle altre Bcc fondatrici.
«I primi cinque anni sono alle spalle - dice il presidente Ignazio Parini -, sono stati certamente vissuti con impegno, buona volontà e alta professionalità. Ora, però, è arrivato il tempo di progettare il prossimo lustro. Mi auguro che la nostra Fondazione abbia veramente contribuito a promuovere il territorio ed a sviluppare la coesione sociale ed il bene comune della Bassa, mettendo in campo un progetto culturale alto che, spero, sia riuscito a ridare dignità a Padernello ed al maniero, quella dignità storica che aveva nel passato e che, credo, merita anche in questa nostra (non sempre lucida) contemporaneità!».
Gian Mario Andrico

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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